Pensioni, lo Spi Cgil Verona critica le ipotesi del governo: rischio tagli per chi ha versato prima del 1996
Adriano Filice contesta la proposta di uscita a 64 anni con ricalcolo contributivo e chiede una riforma strutturale e misure alternative di finanziamento
L’8 settembre 2026 lo Spi Cgil Verona ha preso posizione sulle ipotesi di riforma delle pensioni avanzate dal governo, definendole a carico delle lavoratrici e dei lavoratori e prive di una visione di lungo periodo. La critica è stata formulata dal segretario generale Adriano Filice.
Filice ha puntato il dito in particolare contro la proposta che prevedrebbe la possibilità di uscita dal lavoro a 64 anni con almeno 20-25 anni di contributi, tramite il ricalcolo contributivo dell’assegno. Secondo il sindacato, per chi ha iniziato a versare i contributi prima del 1996 il meccanismo potrebbe comportare «una riduzione dell’importo della pensione anche superiore al 15-20%», con conseguenti perdite di centinaia di euro al mese per tutta la vita.
Il segretario ha inoltre criticato la proposta di utilizzare il Tfr trasformato in rendita per consentire l’accesso alla pensione ai lavoratori interamente contributivi, definendo il trattamento di fine rapporto «salario differito del lavoratore» e opponendosi al suo impiego per colmare carenze del sistema previdenziale pubblico.
Lo Spi Cgil Verona ha indicato una serie di priorità: permettere l’uscita con 41 anni di contributi senza limiti di età e senza penalizzazioni; introdurre una pensione di garanzia per i giovani; superare i vincoli di importo minimo per la pensione anticipata contributiva; riconoscere il lavoro di cura e la gravosità delle mansioni.
Sulle risorse, il sindacato propone interventi quali la lotta all’evasione fiscale, un prelievo sugli extraprofitti nei settori finanziario ed energetico e misure per ridurre la precarietà lavorativa.
Infine Filice ha richiamato l’attenzione sull’adeguamento alla speranza di vita previsto dal 1° gennaio 2027, che porterà, secondo lo Spi Cgil, l’età ordinaria della pensione di vecchiaia da 67 anni a 67 anni e un mese. «Altro che superare la riforma Fornero — qui si sta chiedendo ai cittadini di pagare due volte per i propri diritti», ha concluso il segretario.