Lessinia, Coldiretti in sopralluogo: spopolamento, costi e predatori al centro delle preoccupazioni
Il presidente nazionale Ettore Prandini ha incontrato allevatori e imprese tra Sant'Anna d'Alfaedo e Bosco Chiesanuova per valutare le criticità dell'agricoltura di montagna
Il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, ha trascorso una giornata in Lessinia per confrontarsi con allevatori e imprenditori agricoli sulle criticità e le prospettive dell’agricoltura di montagna veronese.
Prandini è stato accompagnato dal presidente di Coldiretti Verona Alex Vantini, dal direttore Massimo Albano e da una delegazione di dirigenti, amministratori e operatori del settore. Le tappe principali della visita hanno toccato i territori di Sant'Anna d'Alfaedo e Bosco Chiesanuova.
Al centro dei colloqui i temi segnalati dagli allevatori: lo spopolamento della montagna, le carenze infrastrutturali, i maggiori costi di gestione delle stalle, il prezzo del latte, la disponibilità di pascoli e la presenza dei grandi predatori.
A Malga Preta di Sopra Loris Lavarini ha sottolineato l’avanzata del bosco, la riduzione delle superfici prative e gli effetti della siccità, che hanno costretto gli allevatori ad acquistare fieno e foraggi dalla pianura.
Il tour è proseguito lungo la Translessinia con una sosta a Malga Folignano di Cima e un approfondimento sull’esperienza della Cooperativa Latte Verona, che raccoglie circa 2.000 quintali di latte al giorno.
Tra le proposte emerse per sostenere la zootecnia di montagna sono state citate la valorizzazione del cosiddetto “latte fieno” della Lessinia e lo sviluppo di produzioni casearie strettamente legate al territorio.
La visita si è conclusa all’Agribirrificio Laorno di Bosco Chiesanuova, esempio di diversificazione agricola. Qui Alex Vantini ha rilanciato l’allarme sulle predazioni attribuite al lupo, chiedendo interventi concreti per ridurre la presenza degli esemplari ritenuti responsabili degli attacchi al bestiame.
Ettore Prandini ha posto l’accento sulla necessità di riequilibrare la distribuzione delle risorse pubbliche: «Fare agricoltura in montagna comporta costi esponenzialmente più alti», ha detto, sollecitando che una quota maggiore dei sostegni sia destinata alle aziende che operano nei territori più svantaggiati e che vivono realmente di agricoltura.