Verona · 27 Agosto 2026

Vendemmia in Valpolicella: raccolta partita con circa due settimane d’anticipo

La Corvina è già nei campi dei 19 comuni della denominazione; il Consorzio stima poco più di 861.000 quintali e segnala uno stoccaggio del 20% della produzione.

Vendemmia in Valpolicella: raccolta partita con circa due settimane d’anticipo

La vendemmia in Valpolicella è partita con circa due settimane di anticipo rispetto alla media storica. Nei vigneti dei 19 comuni della denominazione è già in corso la raccolta della Corvina; dalla prossima settimana sono attese la Corvinone e la Rondinella. L’accelerazione è attribuita alle ondate di caldo e alla siccità estiva e rappresenta un anticipo di calendario di sette giorni rispetto al 2025. In questa prima fase i riscontri qualitativi appaiono particolarmente favorevoli.

Il Consorzio vini Valpolicella stima, allo stato attuale, una raccolta complessiva poco superiore agli 861mila quintali di uva. Il volume è in linea con il 2025, ma per il 2026 il Consorzio segnala uno stoccaggio di 172.280 quintali, pari al 20% della produzione. La misura deliberata dal Consorzio il 2 aprile ha ridotto la resa effettivamente disponibile da 100 a 80 quintali per ettaro, con l’obiettivo di tutelare l’equilibrio economico della filiera in relazione al rallentamento della domanda globale.

Per quanto riguarda la produzione potenziale destinata ad Amarone e Recioto, il Consorzio indica quasi 328mila quintali di uva riservati alla cernita, pari al 38% del totale. Le prime valutazioni qualitative condotte dall’ente di tutela premiano in particolare le uve provenienti da vigne più vecchie, specialmente quelle coltivate a Pergola, e gli impianti che hanno potuto contare su un’adeguata irrigazione per fronteggiare lo stress idrico.

Sul piano economico permangono preoccupazioni legate alla tendenza al ribasso delle quotazioni, soprattutto per le uve destinate all’appassimento. Il presidente del Consorzio vini Valpolicella, Christian Marchesini, segnala una riduzione delle quotazioni che non rispecchia gli orientamenti concordati al tavolo di filiera e che potrebbe aggravare le difficoltà delle imprese. Marchesini ricorda come i produttori abbiano già applicato le politiche di contenimento delle rese e le misure di stoccaggio per tutelare la denominazione e sottolinea che un ulteriore indebolimento del valore delle uve penalizzerebbe chi ha sostenuto tali scelte in una stagione caratterizzata dalla difficoltà nel reperire manodopera specializzata, dall’aumento dei costi — in particolare energetici — e da un mercato ancora insidioso. Per questo, secondo il presidente, è necessario che tutti gli operatori mantengano gli impegni assunti e adottino comportamenti coerenti con il valore della denominazione.

Fonte: Raccontiamo Verona

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