Fridays for Future torna in piazza a Trieste: mobilitazione contro la crisi climatica
Presidio il 16 ottobre in Piazza della Borsa, acceso il confronto su incendi, caldo estremo e il caso di Grignano
Nel pomeriggio di venerdì 16 ottobre a Trieste, un nutrito gruppo di giovani e attivisti ha preso parte allo sciopero nazionale di Fridays for Future, iniziato alle 17 in Piazza della Borsa. L’iniziativa rientrava nella mobilitazione svolta contemporaneamente in altre città italiane.
La manifestazione ha seguito un programma che prevedeva cinque interventi, un flashmob e un’assemblea conclusiva. Hanno partecipato realtà associative e ambientaliste tra cui Extinction Rebellion Trieste & Udine, Legambiente FVG, Greenpeace Gruppo Locale di Trieste, UDU Trieste e USB, oltre ad altre organizzazioni locali.
I manifestanti hanno richiamato l’attenzione sugli effetti dell’ultima stagione estiva, indicata come la più calda mai registrata in Europa Occidentale, e hanno citato la stima di 35mila morti per il caldo in Europa. A livello locale è stato ricordato che il 2026 «si appresta a essere l’anno più caldo di sempre» e sono stati portati esempi concreti come gli incendi che hanno interessato la Carnia e il Carso, fenomeni che, secondo gli attivisti, hanno fatto sentire odore e fumo fino a Trieste.
Nel corso degli interventi si è sottolineato il nesso tra crisi ambientale e questioni sociali: i relatori hanno messo in relazione la crisi climatica con precarietà lavorativa, aumento del costo della vita, affitti elevati e criticità dell’edilizia scolastica, ribadendo che la giustizia climatica non può prescindere dalla giustizia sociale.
Extinction Rebellion Trieste & Udine ha invitato a superare il senso di impotenza e ha sollecitato azioni di disobbedienza civile non violenta come strumento di pressione. Una portavoce del movimento ha inoltre richiamato il principio che il movimento si considera «natura che protegge se stessa», esortando a interventi immediati.
Dalla piazza sono emerse anche questioni specifiche del territorio triestino. Renato Larosa, vicepresidente di Legambiente Trieste, ha denunciato la trasformazione del porticciolo di Grignano, avviata nel 2019 per problemi di pavimentazione, nella quale — a suo avviso — si è finito per realizzare parcheggi e un ascensore a torre con forte impatto sul paesaggio. Larosa ha contestato la gestione del verde nell’area, segnalando l’abbattimento della zona nord e l’impianto di alberelli di modesta altezza che non assicurano ombreggiatura, e ha indicato la volontà delle associazioni di tutelare le piante rimaste nel settore sud.
Secondo i rappresentanti ambientalisti, l’incontro recente con le istituzioni è stato «di pura formalità» e non ha aperto a soluzioni concrete; per questo motivo i comitati valutano iniziative di tutela e presidi nei prossimi giorni per impedire ulteriori abbattimenti.
La protesta si è conclusa con un flashmob in cui alcuni giovani, con le mani colorate di rosso, hanno indossato maschere raffiguranti leader internazionali e nazionali (tra cui Donald Trump, Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni) e hanno giocato con un mappamondo gonfiabile, gesto interpretato dagli organizzatori come una critica simbolica alle responsabilità politiche nella gestione della crisi climatica.
Dalla piazza è arrivato l’appello a intensificare la pressione politica per adottare misure adeguate sul clima e a unire le diverse lotte sociali e ambientali, con l’urgenza ribadita dagli organizzatori di agire prima che la situazione diventi irreversibile.