Il Comitato studentesco del CUMO chiede ascolto e rilancio: «In gioco c’è il nostro futuro»
Gli studenti segnalano carenze nei servizi e puntano sul rilancio dell’orientamento per attrarre iscritti a Noto
Il Comitato studentesco per la salvaguardia del CUMO, formato nei mesi di incertezza sul futuro del Consorzio universitario di Noto, indica tre priorità: tutela del diritto allo studio, ripristino dei servizi essenziali e una strategia per attrarre nuovi studenti.
A parlare per il comitato è il portavoce Giuseppe Listo, affiancato dalle coordinatrici Sofia Saffiro Scepi e Sarah Russo. Il gruppo rivendica il diritto degli studenti a essere ascoltato e a veder garantita la serenità di chi frequenta l’ateneo.
«Quando la politica entra in gioco e mette a rischio il diritto allo studio degli studenti, si supera una linea che non bisogna oltrepassare», afferma il portavoce, richiamando le conseguenze concrete della crisi sul vivere quotidiano universitario.
Tra le criticità segnalate dagli studenti ci sono la chiusura del bar, l’assenza del servizio di portineria e carenze nella pulizia e nei servizi igienici. Secondo il comitato, questi disservizi devono trovare una soluzione in tempi brevi.
Sul piano didattico il giudizio resta invece positivo. Listo, studente del dipartimento di Scienze cognitive e psicologiche, sottolinea la preparazione dei docenti e il valore del percorso formativo: «I nostri insegnanti, dallo psicologo allo psichiatra al neuroscienziato, sono fonte di ispirazione quotidiana per quello che vorremmo fare un giorno».
Dal primo incontro con il presidente del CUMO, Corrado Bonfanti, gli studenti riferiscono di aver ricevuto rassicurazioni sul ripristino dei servizi e di aver trovato un interlocutore disponibile al confronto. Il comitato si dice fiducioso e chiede che le promesse si traducano in interventi concreti nelle prossime settimane.
Tra gli obiettivi indicati c’è il rilancio dell’orientamento scolastico, soprattutto a Noto, per far conoscere l’offerta formativa e avvicinare nuovi iscritti. Il tema è considerato particolarmente rilevante dopo la chiusura del corso di laurea in Beni archeologici: «Se non si chiude perché mancano i fondi, si rischia di chiudere perché non ci sono gli studenti», osserva il portavoce.
Il comitato intende continuare a rappresentare le istanze degli studenti nelle sedi istituzionali e chiede alla nuova governance di restituire centralità e credibilità all’ateneo. «Quando abbiamo sentito dire che il CUMO è un laureificio da due soldi e che non vale nulla, ci siamo sentiti toccati nel nostro orgoglio. È il nostro futuro», conclude il portavoce.