Opi Siracusa propone bodycam e un percorso condiviso per contrastare le aggressioni in ospedale
La richiesta del presidente Salvo Latina al commissario Asp Gioacchino Iraci segue l’ultima aggressione a un infermiere al Pronto soccorso dell’Umberto I
Il presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) di Siracusa, Salvo Latina, ha inviato in questi giorni una lettera al commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale, Gioacchino Iraci, proponendo strumenti concreti per prevenire episodi di violenza nei Pronto soccorso e nei reparti e per tutelare gli operatori dei servizi di emergenza.
La iniziativa è motivata dall’ultima aggressione, avvenuta qualche settimana addietro, ai danni di un infermiere del Pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Siracusa. Per l’Opi l’episodio rilancia la necessità di interventi concreti, oltre ai soli attestati di solidarietà.
Tra le misure proposte figura l’introduzione, anche in via sperimentale, delle bodycam per gli operatori maggiormente esposti al rischio di aggressione: personale dei Pronto soccorso, dei Punti territoriali di emergenza e degli equipaggi delle ambulanze. L’Ordine indica come riferimenti esperienze già avviate in Sicilia, citando il Policlinico di Messina, dove i dispositivi sono stati introdotti nel settembre 2025, e il Policlinico “G. Rodolico – San Marco” di Catania, che ha esteso il progetto ai Pronto soccorso dei due presidi aziendali nel 2026.
L’Opi sottolinea però che le bodycam non possono essere considerate una soluzione esaustiva, ma potrebbero rappresentare un primo elemento deterrente. Per questo propone un approccio integrato che includa percorsi formativi rivolti ai professionisti dell’emergenza-urgenza, con attenzione alle tecniche di comunicazione, alla gestione del conflitto e alle strategie di de-escalation, per aiutare gli operatori a riconoscere e gestire tempestivamente situazioni di tensione.
Accanto alla formazione, l’Ordine propone campagne congiunte con l’Asp per spiegare il funzionamento dei Pronto soccorso, il significato dei codici di priorità del triage e le ragioni dei tempi di attesa. Tra le iniziative ipotizzate figurano incontri nelle scuole, appuntamenti pubblici e attività di sensibilizzazione sul territorio.
Secondo Salvo Latina, il contrasto alle aggressioni richiede un approccio complessivo che intervenga sia sulla sicurezza fisica degli operatori sia sulle condizioni organizzative e sul rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti sanitari.
Si attende ora un riscontro dall’Asp per comprendere se e con quali modalità le proposte possano tradursi in interventi per le strutture sanitarie di tutta la provincia di Siracusa.