Gianrico Carofiglio al Marzamemi Book Fest: «Le mie radici sono qui»
Lo scrittore ospite della sesta edizione del festival a Pachino, dedicato al tema “Leggere, resistere”
Il Marzamemi Book Fest ha trasformato per quattro giorni il borgo marinaro di Pachino in un laboratorio di cultura e formazione, con scrittori, giornalisti e artisti impegnati in dialoghi, laboratori, performance e spettacoli sul tema “Leggere, resistere”. Tra gli ospiti più attesi della sesta edizione c’è stato lo scrittore Gianrico Carofiglio.
Carofiglio ha detto di sentirsi legato al territorio: «Mia nonna è nata a Pachino, mia madre a Noto», ha raccontato, ricordando che nella famiglia si è conservata con orgoglio l’appartenenza siciliana. Ha aggiunto di comprendere il dialetto, sebbene non lo parli, e ha riferito che suo fratello lo parla con maggiore padronanza.
L’autore ha parlato a ragazzi e adulti della forza delle parole, del bisogno del dubbio e dell’importanza del confronto e della partecipazione. Ha preso spunto dal suo libro Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza (Mondadori), descritto come un invito a non restare passivi, a imparare a vedere chi di solito non viene visto e a difendere le proprie idee nel rispetto degli altri.
Sulle parole Carofiglio ha osservato: «Le parole sono il modo in cui capiamo il mondo e in cui siamo in grado di cambiarlo, nel bene o nel male. Le cose non esistono se non abbiamo le parole per definirle, e a volte scompaiono quando smettiamo di usare le parole con attenzione e con cura. Sono un elemento chiave del nostro stare insieme. Non è solo una questione da intellettuali o da chi ama i libri: prendersi cura delle parole è una questione politica».
Commentando il tema del festival, lo scrittore ha definito «Leggere, resistere» una formula efficace in un tempo complesso, indicando la lettura come parte di un «armamentario di difesa personale e collettiva contro la barbarie». Riguardo alla rilevanza degli incontri pubblici nell’era dell’intelligenza artificiale ha aggiunto che «c’è bisogno di comunità», difendendo l’importanza di ritrovarsi fisicamente per leggere e praticare la forma di relazione tra autore e lettore di cui parla Stephen King.
«Quindi ben vengano questi eventi — ha concluso — e ben vengano le incursioni nei territori dove a volte organizzarli è più difficile che altrove».