Aggressione al Pronto soccorso dell’Umberto I: l’Ordine degli Infermieri sollecita interventi e valuta le body cam
Un infermiere aggredito lunedì sera: il presidente dell’Ordine di Siracusa chiede misure immediate per la sicurezza del personale
Un infermiere in servizio al Pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Siracusa è stato aggredito lunedì sera, intorno alle 20, mentre stava svolgendo il proprio turno.
Secondo la ricostruzione riportata, un uomo in stato di ebbrezza sarebbe andato in escandescenze dopo che l’infermiere gli aveva chiesto di accomodarsi. L’aggressore avrebbe tentato di colpire il sanitario con due pugni al volto, che il collega sarebbe riuscito a schivare; l’episodio sarebbe poi proseguito con un colpo alla mano, accompagnato da insulti e minacce verbali.
Il caso ha riacceso il dibattito sulle condizioni di sicurezza nelle strutture di emergenza, dove – si sottolinea – situazioni di tensione possono presentarsi soprattutto nei momenti di maggiore affluenza.
A intervenire è stato Salvatore Latina, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Siracusa, che ha espresso solidarietà al collega e definito l’episodio «l’ennesimo» di una situazione che, a suo avviso, non può più essere considerata eccezionale. Latina ha dichiarato di aver contattato personalmente l’infermiere nella stessa giornata per manifestare vicinanza propria e dell’Ordine.
«Le aggressioni nei confronti dei professionisti sanitari sono una preoccupante routine e richiedono interventi concreti, immediati e coordinati», ha affermato il presidente, ricordando che «non possiamo accettare che un infermiere, mentre svolge il proprio lavoro, debba anche preoccuparsi quotidianamente di difendere la propria incolumità fisica». Latina ha chiesto il coinvolgimento delle istituzioni e dei soggetti interessati, indicando la necessità di interventi strutturali e organizzativi oltre a misure di sicurezza che possano essere attuate in tempi rapidi.
Tra le proposte avanzate dall’Ordine vi è anche la valutazione dell’introduzione delle body cam per i professionisti maggiormente esposti al rischio di aggressione, a partire dagli operatori dei Pronto soccorso. «La tutela di chi cura non può essere considerata un tema secondario – ha concluso Latina –. Garantire sicurezza agli infermieri significa garantire cure più sicure anche ai cittadini».