Siracusa · 29 Settembre 2026

Sequestro tra Scicli e Siracusa: assolti tre imputati «per non aver commesso il fatto»

La Corte d'Assise di Siracusa ha pronunciato l'assoluzione per tre persone originarie di Siracusa coinvolte nel procedimento per sequestro a scopo di estorsione

Colpo di scena nel processo celebrato davanti alla Corte d'Assise di Siracusa per un sequestro di persona a scopo di estorsione: i giudici hanno assolto tre imputati originari di Siracusa.

La sentenza riguarda Yari Aglianò, 37 anni, difeso dagli avvocati Junio Celesti e Giorgio D’Angelo; Andrea Failla, 18 anni, assistito dall’avvocato Aldo Ganci; e il cittadino cingalese Deneth Tharinga Mallawa Arachige, 23 anni, difeso dall’avvocato Cristina Di Paola. La Corte d'Assise, presieduta da Federica Piccione con giudice a latere Claudio Bemi, ha disposto l'assoluzione con la formula «per non aver commesso il fatto».

La decisione è giunta dopo la requisitoria del pubblico ministero Gabriele Fragalà, della Direzione distrettuale antimafia di Catania, che aveva chiesto l'assoluzione per tutti e tre gli imputati; anche i difensori avevano chiesto il proscioglimento dei propri assistiti.

Secondo l'impostazione dell'accusa, il sequestro sarebbe maturato nell'ambito di una controversia legata a una partita di droga non pagata. Il fatto contestato risale al 20 giugno 2024: un giovane sarebbe stato prelevato a Scicli e poi trasferito a Siracusa, dove venne liberato dopo un intervento dei Carabinieri.

Il procedimento aveva coinvolto più persone. Per Francesco Mollica, che scelse il rito abbreviato, è stata inflitta una condanna a 8 anni di reclusione. Era già stato condannato anche Brian Greco, mentre per altri due imputati minorenni era già intervenuta una precedente assoluzione.

Al centro della decisione della Corte d'Assise è la valutazione sulla mancata dimostrazione, secondo i giudici, della partecipazione dei tre assolti al sequestro: non sarebbe emersa una prova sufficiente del loro ruolo in una vicenda che, secondo l'accusa, prevedeva anche la presenza di soggetti con funzioni di controllo della vittima. La sentenza, dunque, accoglie la linea difensiva che aveva contestato il quadro accusatorio nei confronti dei propri assistiti.

Fonte: Raccontiamo Siracusa

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