Siracusa · 28 Settembre 2026

Cinquantesimo anniversario della morte di Giuseppe Agnello: Siracusa richiama la sua memoria

Archeologo, docente e protagonista del cattolicesimo democratico siciliano, Agnello si spense a Siracusa il 28 settembre 1976; Salvo Sorbello ne sottolinea l’eredità civile.

Oggi ricorre il cinquantesimo anniversario della morte di Giuseppe Agnello, spentosi a Siracusa il 28 settembre 1976 all’età di 88 anni. Salvo Sorbello, ex componente dell’ufficio cultura e formazione della Democrazia Cristiana nazionale, sottolinea come Agnello sia «oggi troppo poco ricordato» e ricorda che «la nostra Panoramica è a lui intitolata».

Nato a Canicattini Bagni nel 1888, Agnello aderì in giovane età al Partito Popolare di don Luigi Sturzo e si candidò alle elezioni politiche del 1924. Docente al Liceo Gargallo, pagò duramente la sua fedeltà ai principi democratici: nel 1926 fu trasferito d’autorità a Cento, in provincia di Ferrara, e poco dopo licenziato senza diritto alla pensione per essersi rifiutato di piegarsi alle direttive del regime.

Secondo la ricostruzione della vicenda, Agnello rifiutò ogni intercessione, compresa quella del senatore Paolo Orsi, definendo immorali i provvedimenti del governo. Tornato a Siracusa, si mantenne impartendo lezioni private di greco e latino. Nello stesso periodo, il figlio, studente a Firenze, fu tenuto in carcere per quasi un anno perché figlio di un noto antifascista. Queste esperienze sono raccolte nel volume La mia vita nel ventennio fascista, pubblicato nel 1976.

Storici locali come Bernardo Giuliano e Corrado Ventaglio riconoscono ad Agnello il ruolo principale nella nascita della Democrazia Cristiana in provincia di Siracusa. Già nel 1943 riunì, nella casa dell’avvocato Arturo Scatà in via Cavour a Ortigia, alcune personalità del mondo cattolico; nel dicembre dello stesso anno rappresentò Siracusa a Caltanissetta, insieme a Giuseppe Alessi e Bernardo Mattarella, alla riunione per la fondazione del Partito Democratico Cristiano.

Nel 1944 partecipò al congresso dei partiti antifascisti del Sud tenutosi a Bari e divenne presidente provinciale della Democrazia Cristiana. Fu inoltre membro della Consulta Nazionale, l’assemblea provvisoria che affiancò il governo in vista dell’elezione della Costituente. Una lettera indirizzata a don Sturzo lo definiva «stimatissimo» tra i protagonisti dell’organizzazione del partito.

Nel 1946 si candidò all’Assemblea Costituente, ma la sua esperienza politica si concluse nel 1947: a seguito di uno scontro interno alla Democrazia Cristiana in vista delle prime elezioni regionali siciliane, il Collegio dei Probiviri lo espulse dal partito. Agnello si ritirò definitivamente dalla politica attiva e si dedicò agli studi, insegnando Archeologia Cristiana all’Università di Catania.

«Ricordare Giuseppe Agnello a cinquant’anni dalla morte significa restituire il giusto riconoscimento a un uomo che ha anteposto la coerenza morale alla convenienza personale», dichiara Salvo Sorbello, che invita a riscoprire l’eredità civile e culturale dello studioso e cattolico impegnato nel sociale.

Fonte: Raccontiamo Siracusa

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