Carceri a Siracusa, il CNDP: Cavadonna è lo specchio delle criticità nazionali
Enrico Farina (CNDP FSI USAE) denuncia sovraffollamento, carenze di personale e limiti organizzativi che mettono sotto pressione la direzione di Cavadonna
Nelle ultime settimane la casa circondariale di Cavadonna a Siracusa è stata interessata da rivolte ed episodi di forte tensione che hanno riacceso il dibattito sulle condizioni operative del sistema penitenziario. Enrico Farina, vice coordinatore nazionale del CNDP FSI USAE, ha commentato la situazione definendo Cavadonna «lo spaccato fedele» di criticità che attraversano molti istituti italiani.
Farina ha espresso solidarietà al direttore di Cavadonna, Giuseppe Russo, sottolineando però che la dirigenza è chiamata a garantire contemporaneamente sicurezza, ordine e trattamento in un contesto segnato da «sovraffollamento, carenze negli organici della Polizia Penitenziaria e del comparto funzioni centrali» e dalla necessità di potenziare le risorse sanitarie e trattamentali.
Secondo il rappresentante del CNDP, gli eventi critici sono spesso l’epilogo di un’escalation latente: «All’esterno giunge solo l’evento critico finale, ma l’incendio, la protesta o l’aggressione sono quasi sempre l’epilogo di un’escalation latente». Tra i segnali premonitori che la dirigenza può cogliere Farina indica l’aumento dei gesti di autolesionismo, il rifiuto delle terapie o del vitto, l’insofferenza tra gruppi etnici, la saturazione dei locali d’isolamento e la difficoltà dell’area sanitaria nel gestire casi psichiatrici complessi.
Il sindacalista ha descritto la difficoltà quotidiana del direttore nel bilanciare esigenze di sicurezza e rieducazione, evidenziando vincoli pratici come la carenza cronica di risorse umane e strumentali, procedure amministrative farraginose e una limitata autonomia gestionale. Farina ha inoltre denunciato l’assenza di tutele indennitarie adeguate per i dirigenti penitenziari, citando il mancato riconoscimento della reperibilità h24 e la «mortificante gestione dello straordinario», con un pagamento medio, a suo dire, di appena un’ora al giorno nonostante turni che possono superare le 12 ore.
Il quadro della popolazione detenuta è, secondo Farina, mutato negli anni: oggi include una presenza significativa di persone con gravi disturbi psichici, dipendenze e una marcata eterogeneità culturale dovuta alla presenza di detenuti stranieri spesso privi di reti di supporto esterne. Per questo il carcere è ritenuto dall’intervistato «l’imbuto finale di disagio e marginalità sociale» che le strutture territoriali non sono riuscite a intercettare.
Tra le proposte avanzate dal CNDP FSI USAE, raccolte da Farina dopo un confronto con i direttori sul territorio, figurano interventi immediati e strutturali: riconoscimento dell’indennità di reperibilità h24 e piena remunerazione dello straordinario, introduzione di camere ad alta tutela per i soggetti più problematici, potenziamento della telemedicina e dei presidi psichiatrici, pianificazione di misure deflattive per il sovraffollamento anche per pene residue brevi, e un piano straordinario di assunzioni non solo per il comparto sicurezza ma anche per le Funzioni Centrali.
Tra le misure specifiche proposte vi sono il recupero di strutture esterne per la semilibertà e il lavoro all’esterno ai sensi dell’art. 21 O.P., incentivi per incrementare convenzioni con imprese e terzo settore e la promozione della formazione e del placement lavorativo come strumenti per ridurre la recidiva. Farina ha anche indicato la necessità di riformare la carriera della dirigenza penitenziaria, proponendo l’introduzione del ruolo di Dirigenza Superiore per garantire prospettive di crescita professionale.
L’intervento del CNDP colloca dunque le tensioni registrate a Cavadonna all’interno di criticità sovrapponibili in molti istituti del Paese, richiamando l’attenzione su interventi sia urgenti sia strutturali per alleggerire la pressione sulle direzioni e migliorare la gestione quotidiana e i percorsi di reinserimento.