Siracusa, una studentessa del Rizza‑Insolera denuncia: «Ci hanno trattati come numeri»
Lettera inviata al presidente del Libero Consorzio di Siracusa Michelangelo Siracusa: la ragazza contesta il trasferimento della sede e l'assegnazione dei posti al Liceo Corbino
Una alunna dell'Istituto Rizza‑Insolera ha indirizzato una lettera al presidente del Libero Consorzio di Siracusa, Michelangelo Siracusa, per contestare la decisione che ha portato alla perdita della sede storica dell'istituto.
Nella missiva la ragazza racconta di aver vissuto nella sede storica tre anni importanti della propria vita, definendola «una seconda casa» dove ha riso, pianto, studiato e si è sempre sentita accolta. Dice di aver lottato, sperato e pregato senza però ottenere il risultato desiderato, e denuncia di essersi sentita privata di quel luogo «come se i miei sentimenti non valessero niente».
La studentessa contesta la valutazione numerica imposta dalle istituzioni, citando la frase attribuita a chi ha preso la decisione: «Voi siete di numero inferiore rispetto al Corbino». Secondo la giovane, questo ha trasformato gli alunni in «fredde cifre», impedendo loro di scegliere liberamente la sede di studio. Racconta di essere stata chiamata a decidere in terza media e di averlo fatto con determinazione, e ora di essere costretta a rinunciare a quella scelta.
Nella lettera la ragazza richiama anche aspetti pratici e amministrativi: afferma che, per legge, se una scuola non ha spazio è obbligata ad accettare meno iscrizioni e sottolinea che la sede centrale di un istituto non può essere trasferita nella sede secondaria. Esprime poi la propria delusione verso le istituzioni, che a suo avviso hanno fallito nel ruolo di tutela dell'istruzione.
La studentessa riferisce inoltre delle difficoltà degli altri ragazzi che non possono permettersi i mezzi per raggiungere Via Modica e del lavoro svolto dal corpo docente e dal personale ATA, che secondo lei hanno speso tempo e notti per cercare soluzioni. Rivolge un ringraziamento al Dirigente, al DSGA, alla Vicepreside, al corpo docente, al personale ATA, agli studenti e a chi ha sostenuto la causa.
La lettera si conclude con la promessa di non lasciarsi consumare dal rancore ma con l'invito alle istituzioni a riflettere sulle scelte compiute. La comunicazione è firmata con le iniziali «A.P.» e la ragazza dichiara di avere 16 anni.