Sit‑in a Cavadonna dopo l’aggressione: sindacato chiede rinforzi e interventi strutturali
Il 1° settembre 2026 Con.Si.Pe. manifesta davanti al carcere di Siracusa dopo la notte di violenza in cui undici agenti sono rimasti feriti; presente il Garante Giovanni Villari
Il 1° settembre 2026 il sindacato Con.Si.Pe. ha tenuto un sit‑in davanti alla casa circondariale di Cavadonna per chiedere misure urgenti dopo gli episodi di violenza verificatisi nella notte tra sabato e domenica, che hanno portato all’infortunio di undici agenti della Polizia Penitenziaria.
Alla protesta hanno partecipato anche rappresentanti provenienti da altri istituti siciliani. Secondo il presidente del Con.Si.Pe., Mimmo Nicotra, la situazione del carcere aretuseo non sarebbe un caso isolato, ma in questo istituto avrebbe assunto «connotati particolarmente critici» a causa di sovraffollamento e carenza di personale.
Nicotra ha denunciato condizioni di lavoro difficili, affermando che «è impensabile che ogni giorno abbiamo delle vittime da mandare in ospedale» e sollecitando il ripristino del rispetto delle regole all’interno dell’istituto. Il sindacato ha inoltre chiesto che chi si rende responsabile di aggressioni sia sottoposto ai provvedimenti previsti dalla legge e ha ribadito due richieste principali: la riduzione della presenza dei detenuti ritenuti incompatibili con la struttura e l’invio di un contingente adeguato di agenti.
Il presidente del Con.Si.Pe. ha indicato anche un primo elemento operativo comunicato dall’Amministrazione: «È stato diramato da ieri un interpello nazionale per quattro ispettori che verranno probabilmente qui nei prossimi giorni» e, nelle settimane successive, «dovrebbe aggiungersi anche un contingente di una decina di unità di agenti di Polizia Penitenziaria in supporto». Nicotra ha sintetizzato così la gravità della situazione: «abbiamo toccato il fondo».
Nel corso del sit‑in è intervenuto il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Giovanni Villari, che ha riferito come la situazione all’interno del carcere sia al momento tornata alla normalità: «I detenuti sono agitati per tutta una serie di concomitanze e un accumulo di condizioni anche pregresse che ha portato a questo exploit. Attualmente sono tranquilli, stanno aspettando anche l’evolversi della situazione». Villari ha aggiunto che non sono in corso rivolte o proteste e che la gestione è nell’ordinarietà, pur segnalando la sofferenza dovuta alla riduzione del personale.
Il Garante ha difeso il ruolo della direzione dell’istituto, invitando a non concentrare responsabilità su una sola persona e ricordando che la direzione e la struttura amministrativa «fanno quello che possono con le risorse che hanno a disposizione». Villari ha inoltre sottolineato la necessità di individuare i nodi da sciogliere per riportare ordine e sicurezza, sia per il personale sia per le persone detenute.
Il sit‑in segue un confronto istituzionale che si è tenuto nei giorni scorsi in Prefettura e mette nuovamente al centro le richieste di sindacato e istituzioni: maggiori organici, una gestione del sovraffollamento, il rispetto delle regole e interventi sulle criticità strutturali dell’istituto.