Siracusa · 31 Agosto 2026

Incendio alle Saline di Siracusa: ambientalisti parlano di “40 anni di omissioni” e rivolgono accuse al Libero Consorzio

Il giorno dopo il vasto rogo alla Riserva naturale Fiume Ciane e Saline, esponenti di Comitato Parchi, Lipu e Italia Nostra chiedono accertamenti sulle misure antincendio e la responsabilità gestionale.

Incendio alle Saline di Siracusa: ambientalisti parlano di “40 anni di omissioni” e rivolgono accuse al Libero Consorzio

Il giorno dopo il vasto incendio che ha colpito parte della Riserva naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa, tre esponenti di associazioni ambientaliste hanno rivolto una dura denuncia contro il Libero Consorzio comunale.

Giuseppe Ansaldi del Comitato Parchi, Carmelo Iapichino della Lipu e Liliana Gissara di Italia Nostra hanno definito il rogo «di chiara matrice dolosa», precisando però che la natura dolosa dovrà essere accertata dagli investigatori.

I tre firmatari hanno sostenuto che la gravità dell’incendio non sarebbe spiegabile soltanto con un’eventuale azione criminale e che l’evento rappresenterebbe «l’ennesima conferma del fallimento gestionale del Libero Consorzio», con la Riserva trasformata dall’incuria in una «trappola di fuoco».

Al centro della contestazione c’è, secondo gli ambientalisti, il mancato rispetto dell’articolo 5 della convenzione di affidamento, che imporrebbe all’ente gestore la pianificazione e l’attuazione di misure di prevenzione antincendio in raccordo con il Corpo forestale, oggi Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale.

Ansaldi, Iapichino e Gissara denunciano l’assenza di adeguate fasce tagliafuoco, di sistemi efficaci di monitoraggio e di interventi strutturali, oltre a una manutenzione ordinaria e straordinaria ritenuta insufficiente.

I firmatari hanno inoltre puntato il dito sulla gestione dei canneti: la biomassa secca accumulata nel tempo avrebbe creato una notevole quantità di materiale combustibile, favorendo la rapida propagazione delle fiamme. Hanno ricordato che, nelle riserve gestite con criteri scientifici, i canneti vengono sottoposti a interventi periodici e selettivi per mantenerli vitali e funzionali alla nidificazione degli uccelli, alla tutela degli anfibi e al ripopolamento della fauna acquatica.

Secondo gli ambientalisti, la crescita incontrollata della vegetazione avrebbe compromesso anche parte dei bacini idrici superstiti, già esposti all’erosione costiera, contribuendo all’impoverimento della biodiversità delle Saline.

«Chi ha avuto la responsabilità della custodia e della valorizzazione di questo territorio deve rispondere delle proprie omissioni», hanno dichiarato, chiedendo un immediato accertamento delle responsabilità e un cambiamento radicale nella gestione dell’area.

Sulla vicenda è intervenuto anche Marco Mastriani, coordinatore regionale di Federparchi Sicilia, che ha definito l’incendio «un attacco criminale al patrimonio naturale siciliano» e ha sollecitato la Regione a rafforzare sorveglianza e attività investigativa, formalizzando una collaborazione con il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri.

Il Libero Consorzio aveva in precedenza comunicato il finanziamento, per 718.400 euro, di una rete di telerilevamento e monitoraggio degli incendi e nei giorni antecedenti al rogo era stata documentata l’attività del personale di vigilanza.

Resta ora da verificare quali interventi siano stati effettivamente realizzati, quali fossero operativi al momento dell’incendio e se la manutenzione della vegetazione e le misure antincendio fossero adeguate ai rischi presenti nella Riserva.

Fonte: Raccontiamo Siracusa

Torna a Siracusa