Carcere di Cavadonna, l’Osapp chiede l’avvicendamento del direttore e del comandante
Il sindacato segnala criticità organizzative e sovraffollamento: circa 750 detenuti in un istituto con capienza regolamentare di 450 posti
La segreteria provinciale dell’Osapp ha chiesto l’avvicendamento del direttore e del comandante di reparto della Casa circondariale di Siracusa, a Cavadonna, allargando il fronte sindacale dopo la posizione espressa in precedenza dalla FSA-CNPP. La richiesta arriva in conseguenza dei recenti disordini verificatisi nell’istituto.
Secondo il segretario provinciale Giuseppe Argentino, gli episodi non possono essere considerati isolati ma rappresentano il segnale di criticità strutturali nell’organizzazione del lavoro e nella gestione dei servizi. L’Osapp riferisce di aver trasmesso da mesi dossier agli organi competenti e di aver proposto alla direzione una diversa organizzazione del personale incaricato della pianificazione dei turni: proposte che, sostiene il sindacato, non avrebbero trovato disponibilità al confronto.
Uno dei problemi principali evidenziati è il sovraffollamento: i detenuti presenti sarebbero circa 750, a fronte di una capienza regolamentare di 450 posti, quasi 300 persone in più rispetto alla disponibilità prevista.
Per queste ragioni l’organizzazione sindacale chiede un intervento ispettivo urgente del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, finalizzato ad accertare le cause delle continue tensioni e a verificare l’adeguatezza delle scelte organizzative.
"Le responsabilità e le conseguenze di una gestione non ottimale non possono ricadere sul personale di Polizia penitenziaria che opera in prima linea", ha dichiarato Argentino, chiedendo provvedimenti capaci di ripristinare condizioni di sicurezza e serenità lavorativa.
La segreteria provinciale aderisce inoltre alla posizione espressa dal segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, che ha replicato al sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni sulla necessità di applicare sanzioni ai detenuti responsabili di aggressioni, incendi e devastazioni. Per Beneduci, però, la responsabilità non può fermarsi ai livelli più bassi dell’organizzazione: il sindacato chiede che gli strumenti disciplinari, i trasferimenti per motivi di ordine e sicurezza e la separazione dei detenuti violenti vengano utilizzati quando ne ricorrono i presupposti, evitando di trasferire i problemi da un istituto all’altro.
"I poliziotti non chiedono altri slogan – conclude Beneduci –. Chiedono che la legge venga applicata ai detenuti, ma anche all’Amministrazione che pretende di farla rispettare."