Accordo per un centro migranti a Rosolini: polemica sul progetto da 50 posti
Il decreto regionale n.1094 del 1° luglio 2026 conferma l’intesa tra l’Ufficio regionale di committenza di Siracusa e la Prefettura; restano da chiarire costi, gestione e tempi
Il decreto regionale numero 1094 del 1° luglio 2026 conferma l’esistenza di un accordo, firmato il 29 giugno, tra l’Ufficio regionale di committenza di Siracusa e la Prefettura per la “sistemazione dell’area da destinare all’attivazione” di un centro per l’accoglienza di richiedenti asilo sottoposti alle procedure accelerate di frontiera, per complessivi 50 posti.
La struttura è prevista in contrada Casazza, accanto all’area comunale di Protezione civile. Il decreto non riporta però l’esatta ubicazione, l’importo dell’intervento, le caratteristiche del progetto, i tempi di realizzazione né le modalità di attivazione e gestione: elementi che dovrebbero emergere dall’accordo o dai successivi atti di gara.
Sulla vicenda è intervenuto il segretario provinciale del Partito democratico Piergiorgio Gerratana, che ha parlato di un cambiamento radicale rispetto al precedente modello di accoglienza in città. Gerratana ha ricordato il Cas “Alessandro Frasca” in contrada Timparossa, una struttura da 118 posti rimasta operativa per circa dieci anni e chiusa alla fine del 2025 dopo che la Prefettura aveva disposto la chiusura contestando gravi inadempienze al gestore, addebiti che il gestore aveva respinto. La conclusione di quell’esperienza aveva coinvolto anche circa 40 lavoratori.
Secondo Gerratana, il nuovo centro non sarebbe un normale Cas dedicato all’accoglienza ordinaria e ai percorsi di integrazione, ma una struttura collegata all’esame accelerato delle domande di protezione internazionale. Il dirigente dem ha inoltre commentato: “Penso che sia iniziata la campagna elettorale e che qualcuno voglia farla sulla pelle dei migranti e sulla tranquillità di una città, avendo già promesso una ventina di posti di lavoro”.
Il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gennuso, in un video sui social, aveva sostenuto che la Regione non sarebbe l’amministrazione competente a decidere l’apertura del centro, attribuendo la responsabilità allo Stato e alla Prefettura, e si era dichiarato contrario all’ipotesi dell’hub, annunciando l’intenzione di approfondire la vicenda. Gerratana ha replicato direttamente a Gennuso, affermando che “È proprio l’onorevole Gennuso a dover guardare in casa propria, perché la Prefettura è l’ufficio di rappresentanza del Governo sul territorio e la Regione Siciliana, insieme al Governo nazionale, vede la presenza sua e del suo partito”.
Il decreto conferma solo parzialmente la distinzione: l’accordo è promosso dalla Prefettura mentre l’Ufficio regionale di committenza svolge il ruolo tecnico necessario per le procedure di affidamento. La Regione, dunque, non figura come soggetto titolare della politica migratoria, ma una sua struttura amministrativa è formalmente coinvolta nel percorso per la sistemazione dell’area.
Sulla questione è intervenuto anche Carmelo Floriddia, esponente di Futuro Nazionale e consulente gratuito del sindaco Giovanni Spadola, che ha sostenuto si tratterebbe di un hub temporaneo di identificazione da attivare solo in occasione di sbarchi rilevanti. Floriddia ha riferito che la Prefettura avrebbe valutato l’ex scuola Tobruk e l’area adiacente alla Protezione civile, indicando il Comune contrario all’utilizzo della scuola. La definizione contenuta nel decreto, tuttavia, parla espressamente di un centro per l’accoglienza di richiedenti asilo e non chiarisce se la struttura sarà permanente o attivata soltanto in emergenza.
Otto consiglieri comunali di opposizione hanno chiesto la convocazione di un Consiglio comunale straordinario aperto alla cittadinanza per conoscere il contenuto dell’accordo, il coinvolgimento del Comune e le possibili conseguenze organizzative, sociali e di sicurezza.
Il dato certo è che il progetto ha superato la fase ipotetica: esiste un accordo istituzionale approvato dalla Regione per preparare un’area e attivare una struttura da 50 posti. Restano però da chiarire il costo dell’intervento, la provenienza dei finanziamenti, la disponibilità dell’area, il soggetto gestore, le condizioni per l’attivazione e il ruolo esercitato dall’Amministrazione comunale, questioni su cui si concentrerà il confronto politico e istituzionale.
La vicenda è stata riportata da Siracusa News il 28 agosto 2026 (Luca Signorelli).