Siracusa · 28 Agosto 2026

Carcere di Siracusa, il CNPP‑SPP: «Siamo carne da macello» dopo la rivolta

Detenuti sui tetti, undici agenti con prognosi di almeno 15 giorni e danni per decine di migliaia di euro; il segretario Aldo Di Giacomo chiede rimozioni e misure straordinarie.

Carcere di Siracusa, il CNPP‑SPP: «Siamo carne da macello» dopo la rivolta

Quanto accaduto nel carcere di Siracusa viene definito dal sindacato CNPP‑SPP come una situazione ormai fuori controllo. Secondo la ricostruzione fornita dal segretario Aldo Di Giacomo, durante la rivolta si sono registrati detenuti sui tetti, undici agenti della Polizia Penitenziaria sono finiti in ospedale con prognosi da 15 giorni in su e i danni materiali ammontano a decine di migliaia di euro.

Di Giacomo denuncia inoltre che i colleghi sono stati chiamati a fronteggiare la rivolta «senza adeguate dotazioni di caschi protettivi e sfollagente» e afferma senza mezzi termini: «Siamo carne da macello». Il sindacato sostiene che non sia accettabile chiedere agli agenti di affrontare il lancio di calcinacci e oggetti contundenti senza gli strumenti necessari per difendersi.

Nella nota si chiede la rimozione del direttore dell’istituto e del comandante del reparto di Polizia Penitenziaria, oltre a un’immediata verifica delle responsabilità nella gestione della sicurezza. Di Giacomo estende le responsabilità al livello centrale, sollecitando il Ministro della Giustizia a prendersi la responsabilità politica della situazione e invitando il DAP ad uscire da quello che definisce un «immobilismo gestionale ormai intollerabile». Il sindacato afferma di aver già lanciato l’allarme all’inizio del mese, senza essere ascoltato, e avverte del rischio che proteste e rivolte possano estendersi ad altre carceri siciliane e italiane.

Tra le proposte avanzate dal CNPP‑SPP c’è l’impiego dell’Esercito per presidiare le aree esterne e perimetrali degli istituti più a rischio, al fine di liberare personale di Polizia Penitenziaria da destinare alla sicurezza interna. Per i promotori e i responsabili accertati di rivolte più gravi, il sindacato chiede l’istituzione di circuiti detentivi specifici ad elevato livello di sicurezza. Viene inoltre sollecitato il pieno utilizzo di Porto Azzurro e Favignana e la valutazione della riapertura di Pianosa e della riconversione di Gorgona a funzione detentiva di alta sicurezza, destinando questi circuiti a chi organizza rivolte, devastazioni e gravi violenze all’interno degli istituti.

«Lo Stato deve tornare a far comprendere con chiarezza che nelle carceri comandano le istituzioni e non chi usa la violenza», conclude Di Giacomo, sottolineando che la fermezza tutela anche la maggioranza della popolazione detenuta che intende rispettare le regole e proseguire percorsi di reinserimento. «Senza sicurezza non può esserci rieducazione», ribadisce il segretario.

Il CNPP‑SPP avverte che Siracusa potrebbe non essere l’ultima rivolta e ammonisce che, qualora le proteste si propagassero ad altri istituti, nessuno al Ministero della Giustizia e al DAP potrà dire di non essere stato avvertito. Alla conclusione della nota viene espressa vicinanza agli agenti feriti, ma si ribadisce che non bastano più le parole: servono «uomini, mezzi, responsabilità e decisioni immediate» prima che altri agenti finiscano in ospedale o che la rivolta di un carcere si trasformi in una situazione più ampia.

Fonte: Raccontiamo Siracusa

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