Siracusa · 27 Agosto 2026

Evasione al penitenziario di Augusta: ricercato Marco D’Angelo, 38enne di Messina

La fuga sarebbe avvenuta martedì 25 agosto; la Procura di Siracusa ha aperto un fascicolo per chiarire modalità e responsabilità

Evasione al penitenziario di Augusta: ricercato Marco D’Angelo, 38enne di Messina

Quattro ore di vantaggio prima che venisse scoperta la sua assenza: è uno degli aspetti al centro delle indagini sull’evasione dal carcere di Augusta attribuita a Marco D’Angelo, 38 anni, originario di Messina.

La fuga risalirebbe al pomeriggio di martedì 25 agosto. Secondo la ricostruzione più accreditata D’Angelo avrebbe fatto perdere le proprie tracce intorno alle 15:00, mentre l’allarme sarebbe scattato verso le 19:00, quando il personale della Polizia penitenziaria ha constatato l’assenza. Altre fonti riferiscono tuttavia di un’attivazione dell’allerta intorno alle 21:30: la discrepanza sui tempi dovrà essere chiarita dagli investigatori e potrebbe dipendere dalla distinzione tra il momento della constatazione e l’attivazione o diffusione del dispositivo di ricerca. La Procura di Siracusa ha aperto un fascicolo per ricostruire le modalità dell’evasione e valutare eventuali responsabilità.

Elemento centrale nelle verifiche è l’incarico svolto dallo stesso detenuto all’interno della struttura: D’Angelo era impiegato come addetto al sopravvitto, il servizio che gestisce e distribuisce generi alimentari e prodotti di conforto. La mansione gli consentiva maggiore mobilità negli spazi dell’istituto rispetto agli altri reclusi, circostanza che potrebbe avergli permesso di conoscere orari, avvicendamenti del personale e punti più vulnerabili dei controlli.

Sulle modalità dell’uscita sono al momento formulate ipotesi differenti. Una prima ricostruzione, ancora priva di conferme ufficiali, parla di un’uscita approfittando di un cambio di turno per superare progressivamente i dispositivi di sorveglianza e raggiungere il perimetro esterno oltrepassando il muro di cinta. In alternativa è emersa l’ipotesi che il detenuto si sia nascosto tra i sacchi destinati allo smaltimento dei rifiuti, riuscendo così a lasciare la struttura senza essere individuato. Saranno le indagini a stabilire quale sia stato il percorso effettivo.

Gli inquirenti stanno verificando se la fuga sia stata pianificata e se D’Angelo abbia avuto aiuti esterni. Al vaglio ci sono gli spostamenti all’interno del carcere, i turni del personale, le procedure di controllo e le ore trascorse tra il presunto momento dell’evasione e la scoperta dell’assenza. Dovrà essere accertato anche se qualcuno lo abbia atteso all’esterno con un mezzo per consentirne l’allontanamento rapido; non viene esclusa la possibilità di complicità interne, ma al momento non risultano elementi ufficialmente confermati in tal senso.

Le ricerche coinvolgono la Polizia penitenziaria e le altre forze dell’ordine. I controlli sono stati estesi alla provincia di Siracusa, al Messinese e ai principali collegamenti stradali e ferroviari della Sicilia orientale.

Sul profilo giudiziario, Marco D’Angelo risulta originario di Messina e stava scontando una pena definitiva complessiva di 11 anni e 8 mesi per reati legati al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con conclusione della pena prevista per il 24 febbraio 2031. Il suo nome è legato all’operazione antidroga “Doppia Sponda”, svolta dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Messina e sfociata nel gennaio 2017 nell’esecuzione di 19 misure cautelari. Nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia era stata ricostruita l’attività di due gruppi che avrebbero gestito il traffico di cocaina, marijuana e hashish destinato alle piazze della zona sud di Messina, con rifornimenti provenienti principalmente dalla Calabria e dal Catanese.

Secondo le ricostruzioni investigative, tra il 2013 e il 2014 D’Angelo avrebbe avuto un ruolo centrale nella struttura dedita allo spaccio, avvalendosi di un numero ristretto di collaboratori. All’epoca dell’inchiesta veniva indicato anche come futuro genero di Giuseppe Trischitta, descritto nelle risultanze giudiziarie come uno degli storici esponenti del gruppo criminale di Mangialupi. Nel processo di primo grado relativo all’operazione “Doppia Sponda”, concluso nel 2019, D’Angelo era stato condannato a 21 anni e 9 mesi; quella pena è poi stata rideterminata in appello, fino alla condanna definitiva complessiva di 11 anni e 8 mesi.

Il quadro giudiziario del trentottenne comprende inoltre procedimenti pendenti: risulta in attesa di giudizio per due vicende legate a reati contro il patrimonio, collegate a diversi furti, e per un procedimento relativo a una rapina che sarebbe stata commessa nel 2015 a Villafranca Tirrena.

Sullo stato dell’istituto penitenziario sono stati richiamati i dati forniti da Gennarino De Fazio, responsabile nazionale della Uil Fp Polizia penitenziaria. Secondo questi dati nella casa di reclusione di Augusta sono presenti 476 detenuti; la capienza regolamentare indicata dal Ministero della Giustizia è di 364 posti, ma 97 risultano non disponibili, per cui i posti effettivamente utilizzabili sarebbero 267. La Uil segnala inoltre la presenza di 204 appartenenti alla Polizia penitenziaria rispetto a un fabbisogno stimato in 352 unità, con una carenza del 42 per cento.

“Gli agenti sono ormai stremati da carichi di lavoro esorbitanti, con turnazioni di servizio che si protraggono anche per 26 ore continuative” ha denunciato De Fazio, chiedendo interventi straordinari per ridurre il sovraffollamento, potenziare gli organici e migliorare tecnologie, formazione ed equipaggiamenti.

La priorità resta rintracciare Marco D’Angelo. Parallelamente, l’inchiesta dovrà chiarire come un detenuto inserito nel circuito dell’Alta sicurezza sia riuscito a uscire dalla struttura e ad accumulare diverse ore di vantaggio prima dell’attivazione delle ricerche.

Fonte: Raccontiamo Siracusa

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