Siracusa · 24 Agosto 2026

Parco degli Iblei, il Pd di Siracusa: «Ora decidere come gestirlo, non se istituirlo»

Dopo la sentenza del Tar di Catania, i dem chiedono regole chiare, procedure efficienti e coinvolgimento delle comunità

Parco degli Iblei, il Pd di Siracusa: «Ora decidere come gestirlo, non se istituirlo»

Il dibattito sul Parco nazionale degli Iblei deve spostarsi dalla questione dell’istituzione alle modalità di organizzazione e gestione dell’area protetta: è la posizione espressa da Matilde Di Giovanni, segretaria cittadina del Partito Democratico di Siracusa, e da Piergiorgio Gerratana, segretario provinciale del partito.

Il richiamo arriva dopo la sentenza numero 1681/2026 del Tar di Catania – non ancora passata in giudicato – con la quale è stato accolto il ricorso dell’Ente Fauna Siciliana ETS, assistito dagli avvocati Corrado V. Giuliano e Salvatore Nanè. I giudici hanno dichiarato illegittimo il silenzio sull’istanza di conclusione del procedimento e hanno ordinato all’assessorato regionale competente di adottare gli atti necessari entro 180 giorni, prevedendo la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia.

La pronuncia del Tar impone dunque di completare il procedimento amministrativo, ma non definisce direttamente perimetrazione, zonizzazione e disciplina delle attività: questioni che restano al centro del confronto con i territori, come rileva anche il Libero Consorzio Comunale di Siracusa.

Secondo Di Giovanni e Gerratana, «discutere ancora se il Parco debba essere istituito oppure no rischia di diventare un’operazione priva di effetti concreti», perché l’istituzione è già prevista dalla legge nazionale del 2007 e il Tar ha imposto la conclusione del procedimento. Per i due esponenti del PD il nodo politico e amministrativo è stabilire «come costruirlo, con quali confini, quali regole e quale modello di sviluppo».

Il futuro Parco dovrebbe comprendere un vasto territorio tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania, includendo l’altopiano ibleo, cave e canyon naturali, boschi mediterranei, siti archeologici come Pantalica e ampie aree agricole caratterizzate da oliveti, carrubeti, vigneti e serre. Una parte rilevante dell’area è già soggetta a vincoli e tutela, con sovrapposizioni a siti della Rete Natura 2000, Zone speciali di conservazione e Zone di protezione speciale, oltre a vincoli paesaggistici, archeologici, culturali e idrogeologici.

La sovrapposizione di livelli di tutela alimenta timori tra residenti, amministratori e categorie produttive riguardo a possibili aumenti di adempimenti e tempi autorizzativi. Di Giovanni e Gerratana avvertono che «queste preoccupazioni non devono essere ignorate o liquidate come una semplice contrarietà alla tutela ambientale» e sollecitano regole chiare, procedure efficienti e responsabilità definite, oltre alla necessità di chiarire quali attività saranno consentite e i tempi di esame delle pratiche.

Il confronto riguarda anche la realizzazione di impianti fotovoltaici: da un lato la necessità di non ostacolare la produzione da fonti rinnovabili, dall’altro richieste di associazioni e comitati perché la transizione energetica non determini consumo di suolo, alterazione del paesaggio o sottrazione di terreni agricoli. Per il PD la soluzione non può essere né un «blocco generalizzato» né una «liberalizzazione priva di criteri»: la sostenibilità deve valutare localizzazione, dimensioni, consumo di suolo, impatto paesaggistico e benefici per le comunità.

La legge quadro sulle aree protette assegna al piano del Parco la zonizzazione con livelli differenziati di tutela, gli usi consentiti, le attività vietate e gli interventi soggetti ad autorizzazione. L’istituzione dell’area protetta può inoltre consentire ai territori di accedere a finanziamenti e misure di sostegno nazionali, regionali ed europee.

Per evitare che queste opportunità restino teoriche, Di Giovanni e Gerratana propongono di definire obiettivi verificabili e rendere pubblici i risultati. Tra gli indicatori citati figurano i tempi per il rilascio delle autorizzazioni, il volume degli investimenti privati compatibili con il territorio, l’andamento del valore aggiunto agricolo, la crescita delle presenze turistiche, gli effetti sull’occupazione, il miglioramento della biodiversità e la capacità di attrarre risorse nazionali ed europee.

Il Partito Democratico indica come modello di gestione la collaborazione tra Ente Parco, Comuni, Liberi Consorzi, imprese agricole, cooperative, università, operatori turistici e associazioni ambientaliste. Di Giovanni e Gerratana sottolineano che la conservazione può generare valore se la gestione viene costruita con le attività produttive e le comunità, e che il Parco dovrà proteggere ecosistemi e paesaggio favorendo al tempo stesso innovazione agricola, uso efficiente dell’acqua, resilienza climatica, turismo sostenibile e nuove opportunità occupazionali.

«La sfida – concludono Di Giovanni e Gerratana – è superare la contrapposizione tradizionale tra conservazione e produzione. L’ambiente non è uno spazio privo dell’uomo: richiede una presenza responsabile, capace di custodire il capitale naturale e di trasformarlo in un fattore di sviluppo. Il Parco può diventare un’opportunità, ma soltanto se verrà costruito nella legalità, nella trasparenza e attraverso un confronto reale con chi vive e lavora nel territorio.»

Fonte: Raccontiamo Siracusa

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