Artigianato in Sicilia: Siracusa sotto la media per imprese e occupazione artigiana
Nel 2023 la provincia di Siracusa registra il 18,6% di imprese artigiane e il 14,9% di addetti nel comparto; peso in calo del 3,6% rispetto al 2014
L’artigianato continua a essere un settore importante per l’economia siciliana, ma il suo peso relativo mostra segnali di contrazione, in linea con il trend nazionale. Le elaborazioni dell’Area Studi e Ricerche della CNA, su dati Istat, evidenziano per il 2023 una quota di imprese artigiane a livello nazionale pari al 21,5% e una percentuale di addetti nel comparto del 13,4%; rispetto al periodo precedente si registrano diminuzioni rispettivamente di 3,9 e 3,5 punti percentuali.
A livello provinciale in Sicilia la distribuzione delle imprese artigiane è variabile: Enna guida la graduatoria con il 26,6% di imprese artigiane, seguita da Ragusa (22,3%), Messina (21,3%) e Trapani (20,2%). Siracusa è tra le province più distanziate dalle prime, con il 18,6% di imprese artigiane; seguono Caltanissetta (18,3%), Catania (18,0%) e Palermo, che chiude con il 16,0%.
Sull’occupazione nelle imprese artigiane Enna è ancora al vertice regionale con il 22,5% di addetti nel comparto, ben oltre la media nazionale (13,4%). Trapani registra il 19,8%, Messina il 19,4%, Ragusa il 18,2% e Agrigento il 17,4%. Siracusa si colloca a 14,9% di addetti in imprese artigiane, mentre Catania vale il 13,9%, Caltanissetta il 13,6% e Palermo il 13,1%.
Il confronto sull’ultimo decennio (2014-2023) mostra un ridimensionamento generalizzato del peso dell’artigianato in Sicilia. Le perdite più contenute si rilevano a Palermo (-3,3%) e Agrigento (-3,5%); flessioni più marcate interessano Enna (-5,7%), Ragusa (-5,0%) e Trapani (-4,3%). Siracusa evidenzia una diminuzione di -3,6% nell’incidenza delle imprese artigiane nello stesso periodo; cali intermedi si riscontrano anche a Catania (-3,7%), Messina (-4,1%) e Caltanissetta (-4,2%).
I dati provengono dalle elaborazioni CNA su statistiche Istat e, secondo l’associazione, richiamano l’attenzione sulle criticità strutturali del settore: blocco del ricambio generazionale, difficoltà nel reperire manodopera qualificata, oneri burocratici e concorrenza dei grandi canali distributivi.
"I dati fotografano una realtà che conosciamo bene – dichiara Filippo Scivoli, Presidente CNA Sicilia – l’artigianato siciliano è ancora un motore fondamentale per l'occupazione e l'identità produttiva dei nostri territori, come dimostrano i valori di Enna, Ragusa e Trapani, che superano la media nazionale. Ma il calo costante dell'ultimo decennio è un campanello d'allarme che non possiamo ignorare. Serve una svolta: investire sulla formazione, sul ricambio generazionale e sulla semplificazione burocratica per permettere ai nostri artigiani di competere e innovare. Senza queste misure, rischiamo di perdere un patrimonio di competenze e saperi unico al mondo".
"Il dato che più ci preoccupa – conclude Piero Giglione, Segretario CNA Sicilia – è la difficoltà del settore nel trattenere e attrarre giovani e addetti qualificati. La media nazionale degli occupati nell'artigianato è al 13,4%, e molte province siciliane si attestano su valori simili o inferiori. Questo significa che il nostro artigianato, pur essendo numericamente rilevante, sta perdendo spessore occupazionale e capacità di rinnovamento. Dobbiamo invertire la rotta, sostenendo le imprese artigiane nella transizione digitale e green, e rendendo più attrattivo il lavoro manuale e di bottega. L'artigianato non è un retaggio del passato, ma il futuro del Made in Italy, e la Sicilia ha tutte le carte in regola per essere protagonista".