Palazzo Vermexio, il Municipio di Siracusa tra resti antichi e interventi moderni
Dalle fondazioni di un tempio ionico alle aggiunte Ottocento‑Novecento: il palazzo di Giovanni Vermexio conserva opere incompiute, dettagli simbolici e tracce della storia cittadina
Nel cortile interno di Palazzo Vermexio, di fronte all’ingresso principale, si notano ancora oggi alcuni blocchi di pietra destinati in passato a ospitare una scultura con lo stemma della città: un progetto degli anni Settanta del secolo scorso rimasto incompiuto.
Sotto l’edificio, conosciuto anche come Palazzo del Senato, emergono importanti resti di un tempio ionico databile al VI secolo a.C., a testimonianza della stratificazione storica su cui sorge la città di Siracusa.
Il palazzo fu costruito tra il 1629 e il 1634 su progetto di Giovanni Vermexio, appartenente a una famiglia di architetti di origini iberiche insediatasi in città nel Cinquecento. L’opera fu commissionata dal governo cittadino per sostituire l’antica sede della Camera Reginale; da allora l’edificio ha ospitato il Senato cittadino e gli uffici del governo locale, ruolo che mantiene tuttora accogliendo gli uffici del sindaco e del Municipio.
L’impianto originario pensato da Vermexio mostra una geometria essenzialmente cubica, scandita a metà altezza da un lungo balcone che separa i due piani anche sotto il profilo stilistico: il livello inferiore si ispira al linguaggio rinascimentale, mentre il superiore è di impronta barocca.
Il piano terra presenta ampie finestre timpanate, paraste bugnate in stile dorico‑toscano e una trabeazione decorata con triglifi e metope. Non mancano elementi che guardano al Barocco, visibili nei mascheroni e nelle mensole delle finestre, ciascuna caratterizzata da una diversa decorazione.
Al piano superiore le paraste ioniche scandiscono il prospetto, alternando finestre e nicchie originariamente ideate per ospitare statue dei reali di Spagna. Il progetto scultoreo, affidato a Gregorio Tedeschi, rimase tuttavia incompiuto: l’unica opera realizzata fu l’aquila imperiale bicipite. A completare il prospetto vi è una decorazione a festoni fra i capitelli e un cornicione fortemente aggettante.
In un angolo sinistro del cornicione lo stesso Giovanni Vermexio lasciò una firma simbolica, scolpendo un piccolo geco — chiamato in dialetto siracusano “scuppiuni” — o, secondo altre letture, una lucertola; la tradizione attribuisce al soprannome dell’architetto un riferimento alla sua altezza e magrezza.
Nell’atrio è custodita la carrozza settecentesca del Senato, datata 1763 e modellata sulle berline austriache dell’epoca.
L’equilibrio proporzionale ideato da Vermexio subì modifiche nel tempo: nel 1870 fu aggiunto un attico per i locali dell’ufficio tecnico, mentre un intervento ancor più invasivo avvenne negli anni Sessanta del Novecento, quando al palazzo fu accorpato un nuovo edificio per ampliare gli uffici comunali. Quest’ultimo intervento comportò la demolizione dell’antica chiesetta di San Sebastiano e della sede della Biblioteca dell’Arcivescovado, fondata nel 1780 dal vescovo Alagona.
Sul lato destro della facciata, all’angolo con via Minerva, sono visibili due graffiti raffiguranti la facciata di una chiesa. Uno studio del 2016 sostiene che il graffito principale riproduca la facciata della Cattedrale di Siracusa e che sia stato tracciato con la punta di una baionetta da soldati incaricati della sorveglianza del palazzo.
Fonte: articolo pubblicato su Siracusa News il 19 agosto 2026, autrice Oriana Gionfriddo.