Italia in Consiglio a Siracusa: «Non sono il riferimento di alcun sistema», annunciate verifiche sull'ente
Il sindaco respinge le ricostruzioni giornalistiche che lo collegherebbero a un presunto comitato d'affari, esclude le dimissioni e illustra controlli e azioni a tutela del Comune
«Io non sono il riferimento di alcun sistema e lo dimostrerò nelle sedi opportune», ha dichiarato il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, intervenendo in Consiglio comunale dopo le misure cautelari eseguite il 14 ottobre nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge, tra gli altri, un tecnico del Comune e un consigliere comunale già assessore. Italia ha respinto le ricostruzioni che lo identificherebbero come riferimento politico di un presunto “comitato d’affari”, escludendo al contempo le dimissioni e annunciando verifiche sull’attività dell’ente.
Il primo cittadino ha spiegato di avere scelto di riferire prima all’aula, rinviando una conferenza stampa, perché «riferire a voi, eletti come me, significa riferire alla città, a viso aperto». Ha precisato di non entrare nel merito degli atti d’indagine, che il Comune non possiede, e di attenersi alle notizie pubblicate dai giornali.
Italia ha ricordato di aver ricevuto diversi mesi fa una proroga delle indagini a suo carico, sottolineando che nei suoi confronti non sono state adottate misure cautelari né disposti sequestri. «Una proroga di indagine è un atto che apre una verifica e a quella verifica mi sottopongo con il massimo rispetto per chi la conduce. Sono pronto a rendere conto non solo al Consiglio, ma anche alla magistratura», ha affermato.
Nel respingere la rappresentazione della sua posizione contenuta negli articoli di stampa, il sindaco ha osservato che gli elementi che lo riguardano, per quanto riportato, si baserebbero su dichiarazioni di terzi. «Nessuna cronaca riporta una conversazione in cui io prometto qualcosa o consegno denaro a quel gruppo», ha detto, aggiungendo che, secondo le ricostruzioni pubblicate, alcuni appartenenti al presunto sistema si sarebbero lamentati di non avere ottenuto nulla da lui e che nelle vicende in cui viene citato non sarebbero state assegnate le procedure contestate.
Sulla posizione dell’assessora Conci Carbone, destinataria di una misura cautelare e descritta dal sindaco come il suo «braccio destro», Italia ha richiamato la necessità di rispettare la presunzione di innocenza, pur riconoscendo il legame politico e personale che li unisce.
Tra le iniziative annunciate dopo gli arresti, il Comune ha avviato la piena collaborazione con la Procura europea e ha affidato al segretario generale una verifica interna sugli atti nei quali è intervenuto il dipendente coinvolto e sugli affidamenti e appalti dal 2021 che hanno interessato le ditte citate nell’inchiesta. Italia ha riferito inoltre della rotazione del dipendente interessato, della revoca dell’incarico a Dell’Aira e del rafforzamento dei controlli sugli affidamenti sotto soglia, settore nel quale, secondo l’ipotesi investigativa, si sarebbe sviluppato il presunto sistema.
Il Comune valuterà, attraverso l’Avvocatura e il segretario generale, eventuali iniziative a tutela dell’ente, compresa la costituzione di parte civile. «Se qualcuno ha piegato le procedure a fini personali, se ne assumerà le responsabilità», ha detto il sindaco, precisando che le verifiche dovranno fare chiarezza sulle eventuali irregolarità.
Sull’ostello per i lavoratori stagionali di Cassibile, Italia ha preso le distanze dalle presunte anomalie nelle procedure, rinviando alla magistratura ogni valutazione, e ha rivendicato la finalità sociale dell’intervento, realizzato con il coinvolgimento del Ministero dell’Interno, della Prefettura e della Regione per offrire condizioni dignitose ai lavoratori impiegati nelle campagne.
«I dipendenti di questo ente sono 600 e non si può processare un ente per il comportamento infedele di uno», ha osservato il sindaco, richiamando la responsabilità collettiva dell’amministrazione ma sottolineando la necessità di accertare eventuali responsabilità individuali.
Italia ha illustrato le ragioni che lo hanno portato a chiedere le dimissioni agli assessori: atti ritenuti necessari per non perdere finanziamenti superiori a 2 milioni di euro. «Me ne assumo la responsabilità», ha detto, ringraziando gli assessori per avere accolto la richiesta. Per l’assessore Porto, che si trova all’estero, la formalizzazione delle dimissioni dovrà avvenire successivamente.
Il sindaco ha inoltre riferito delle dimissioni presentate da un componente del suo ufficio di gabinetto, di cui ha preso atto, precisando però di aver chiesto a Coppa di restare in carica. Ha ricordato il percorso del collaboratore al suo fianco dal 2015 e il lavoro svolto anche durante la vicenda del cosiddetto Sistema Siracusa nei rapporti con la Commissione parlamentare antimafia e l’Anac.
Indicando nella maggioranza consiliare il riferimento per la formazione della nuova giunta, Italia ha chiesto di «guardare gli atti e non i titoli di giornale». Ha detto che, se ci sarà fiducia, «si governa fino in fondo», altrimenti non esiterà a rimettersi al voto.
Respingendo le richieste di dimissioni rivoltegli, il sindaco ha sostenuto che una proroga delle indagini non equivale a una condanna: «Il principio per cui una proroga non è una condanna non l’ho inventato io, ma è nella Costituzione. Il garantismo non può essere una geometria che cambia in base al partito». Richiamando la stagione di Mani Pulite, ha ricordato il clima di quegli anni e l’appello a distinguere la dimensione penale, affidata alla magistratura, da quella politico-amministrativa, sulla quale l’amministrazione deve rispondere.
Italia ha annunciato che tornerà in Consiglio per riferire sugli esiti delle verifiche interne. Ha ringraziato le persone che gli hanno manifestato solidarietà, anche al di fuori del proprio schieramento politico, e ha concluso con un commento personale sulla vicenda: «Mi sta dando la possibilità di vivere un funerale da vivo, potendo osservare il cordoglio vero da quello di facciata». Ha rivolto infine una stoccata ai protagonisti politici intervenuti nel dibattito, affermando che l’esperienza gli ha chiarito «cosa siano la dignità e l’onore, ma soprattutto chi ero, chi sono e chi non vorrò mai diventare».