Riesame di Roma conferma il carcere per Valter Lavitola: giudici evidenziano contraddizioni nelle dichiarazioni
Nelle 31 pagine di motivazioni i giudici parlano di "materiale investigativo… granitico" e confermano l'aggravante del metodo mafioso nell'attentato davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci
I giudici del Riesame di Roma, nelle motivazioni dell'ordinanza emessa lo scorso settembre, hanno ritenuto che "il materiale investigativo" nei confronti di Valter Lavitola "risulta granitico" quanto alla "sussistenza di gravità indiziaria (…) anche tenuto conto delle ammissioni, seppure parziali". Con quella decisione è stata confermata la misura cautelare in carcere e l'aggravante del metodo mafioso nei fatti contestati.
Il Tribunale della Libertà ha posto al centro della decisione le contraddittorietà emerse dalle dichiarazioni rese dall'indagato in merito all'organizzazione dell'attentato dinamitardo davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci.
Nella prima versione, hanno ricordato i giudici, Lavitola avrebbe detto di avere conferito un incarico preciso al suo uomo di fiducia, Clesio Tavares Gomes, ossia «sparare lui stesso, senza coinvolgere altri, tre o quattro colpi contro il muro dell'abitazione del Ranucci»; solo il giorno dopo, dalle notizie diffuse dai mezzi di informazione, avrebbe appreso che il coindagato non aveva seguito le sue istruzioni e «aveva fatto di testa sua, assoldando soggetti a lui ignoti che avevano posizionato l'ordigno presso l'abitazione del Ranucci».
Successivamente, secondo i giudici, Lavitola avrebbe sensibilmente modificato la sua versione: in un primo momento avrebbe ammesso di avere accettato il rischio che il coindagato, in virtù delle sue pregresse esperienze «non solo nel campo della sicurezza, ma anche in ambito militare internazionale», potesse discostarsi dalle istruzioni; in seguito avrebbe detto di avere conferito al Clesio Tavares una sorta di "mandato in bianco" perché «non gli ho detto fai così o è meglio non fare l'attentato».
Nelle 31 pagine di motivazioni i giudici osservano che, "al di là delle incontestabili e rilevanti differenze fra le versioni offerte" da Lavitola, "appare del tutto inverosimile che Clesio Tavares abbia di sua iniziativa modificato nel senso indicato le modalità esecutive dell'attentato senza consultare previamente il Lavitola". I magistrati richiamano il rapporto fra i due indagati, «più volte ribadito dallo stesso Lavitola, di natura quasi filiale, di estrema fiducia reciproca», e sottolineano che non si comprende per quale ragione il coindagato avrebbe dovuto tradire quella fiducia, assumendosi le conseguenti gravi responsabilità e anche i correlativi oneri economici.
Le dichiarazioni e le valutazioni contenute nelle motivazioni del Riesame sono riportate dagli atti dell'udienza e costituiscono il fondamento della decisione che ha mantenuto la custodia in carcere per Valter Lavitola.