Roma · 30 Settembre 2026

Gorilla Gang: gip dispone domiciliari con braccialetto per quattro indagati nell’inchiesta sui canali Telegram dello spaccio a Roma

L’indagine dei carabinieri di Frascati, coordinata dalla procura di Roma, ricostruisce pagamenti in Bitcoin, rifornimenti dall’estero e consegne nella Capitale

La procura di Roma, dipartimento criminalità diffusa e grave, coordinata dal dottor Giovanni Conzo, ha seguito un’indagine sui presunti canali di spaccio organizzati su chat riservate, nota come 'Gorilla Gang'. L’attività investigativa, condotta dai carabinieri della compagnia di Frascati e sviluppata tra dicembre 2022 e novembre 2023 con l’apporto della sezione criptovalute dell’Arma, ha combinato attività tecniche con osservazioni e pedinamenti.

Secondo l’ordinanza del gip Valeria Tomassini, la chat Telegram al centro dell’inchiesta aveva oltre 4.500 iscritti, utilizzava un logo raffigurante un gorilla ed era riconoscibile anche tramite l’utenza @gorillagangRm. Gli investigatori contestano pagamenti in Bitcoin e ricariche Postepay per acquisti di hashish e marijuana, con consegne a domicilio o in punti concordati nella Capitale.

A vario titolo sono indagati L.F. (31 anni), M.V. (32 anni), T.A. (28 anni) e V.V. (30 anni). Il gip ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per L.F., M.V. e T.A.; per V.V. è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I quattro sono accusati di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante dell’ingente quantità.

L’inchiesta, secondo gli inquirenti, individua nei quartieri Borghesiana e Finocchio persone gravitanti attorno alla rete; la base logistica sarebbe stata localizzata nei Comuni di Monte Compatri e Monte Porzio Catone. Gli accertamenti sulle transazioni in criptovalute tra il 29 giugno 2021 e il 21 settembre 2022 e l’analisi delle celle agganciate da un telefono avrebbero ricondotto gli investigatori a utenze collegate all’account, con il dispositivo localizzato prevalentemente nella zona della Borghesiana.

I riscontri sul campo citati nell’ordinanza comprendono l’arresto, il 21 ottobre 2022, di un uomo vicino a via Borghesiana in possesso di involucri con il logo 'La Kush Cake', corrispondente a immagini diffuse nel gruppo. Il 28 dicembre 2022 la sezione criptovalute segnalò l’imminente consegna di un pacco in un punto di ritiro: secondo gli investigatori il gruppo operava come un negozio online, presentando prodotti con nomi commerciali come 'Lemon Popper', 'Cherry Popper', 'Gelato', 'Amnesia', 'Zoap' e 'Rolex Kush'.

Tra i sequestri citati, il 12 gennaio 2023 un plico spedito da Barcellona e ritirato in un punto di ritiro di via Prataporci pesava 4,1 chili lordi (3,3 chili netti di marijuana). Il 2 febbraio 2023 un ulteriore pacco lasciato in un esercizio di via Fossa dell’Osa sarebbe stato ritirato da M.V.; da quel momento le utenze e l’auto della donna sono state intercettate.

Le attività di pedinamento e le intercettazioni ambientali documentano frequenti soste per il confezionamento e la custodia della sostanza in via Torricella a Monte Porzio Catone e in via Pantano Pallotta a Monte Compatri. Tra il 11 e il 12 aprile 2023, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe arrivato un rifornimento ingente: il 12 aprile, dopo il ritiro di due trolley in via Maruggio, nella perquisizione scattata alle 17.10 i militari avrebbero trovato nell’intercapedine di un seminterrato 49 chili lordi di marijuana e 6 chili di hashish; alcune confezioni riportavano i nomi di fantasia usati nella chat. I due conviventi che custodivano la sostanza vennero arrestati e poi posti ai domiciliari; in udienza di convalida avrebbero dichiarato di aver custodito la droga per conto di una donna conosciuta da dieci giorni.

Nel complesso l’attività investigativa ha portato, sempre secondo l’ordinanza, al sequestro di circa 53 chili di marijuana e oltre 7,6 chili di hashish e ad accertare una presunta attività continuativa e strutturata nel Comune di Roma e in provincia. Le consulenze tecniche citate nell’ordinanza stimano una concentrazione di principio attivo tra l’8 e il 42 per cento in una delle partite, parametro che il gip ha ritenuto rilevante per l’aggravante dell’ingente quantità.

L’indagine riporta anche altri episodi: un sequestro a febbraio 2023 di circa 1,2 chili di hashish e quasi 200 grammi di marijuana in 15 plichi postali diretti in varie parti d’Italia; conversazioni intercettate in cui si discutevano prezzi e qualità, tra cui un episodio del 5 aprile 2023 relativo alla trattativa per un etto di hashish per 1.750 euro.

Il gip non ha accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla procura, escludendo il pericolo di fuga ma ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato, motivazione per cui sono state disposte misure cautelari differenziate. L’ordinanza ricorda inoltre due arresti successivi collegati agli stessi indagati: M.V. nel giugno 2025 per 106 grammi di cocaina e T.A. nel giugno 2026 per oltre 300 grammi tra hashish e marijuana.

Secondo la procura, le persone coinvolte nell’ordinanza sarebbero una parte terminale di una struttura più ampia. Le contestazioni restano soggette all’esito delle valutazioni giudiziarie e alla presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Fonte: Raccontiamo Roma

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