Roma · 29 Settembre 2026

«Paga o arrivano i Casamonica»: condannata a Roma l’ex compagna per estorsione

La vittima, indicata con il nome di fantasia Pamela, costretta a prelevare almeno 11.000 euro; il giudice Gabriele Tomei ha inflitto 4 anni e 4 mesi di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per cinque anni

La vicenda riguarda una donna romana indicata con il nome di fantasia Pamela, vittima per quasi un anno di pressioni e richieste estorsive da parte della sua ex partner, conosciuta via internet e legata a lei da una relazione durata circa dodici mesi.

Secondo le indagini e le querele presentate dalla vittima, dopo la fine della relazione l’imputata avrebbe messo in scena una storia di presunti strozzini e usurai per ottenere denaro, approfittando della compassione e della paura di Pamela. Le prime somme consegnate — tra i 100 e i 150 euro per episodio — sarebbero servite ad alimentare il meccanismo estorsivo.

Dalle carte processuali emerge che, a partire da maggio 2023, le pressioni si sono intensificate: messaggi e note vocali via WhatsApp con toni minacciosi, affermazioni su presunti pedinamenti e appostamenti e riferimenti a famiglie criminali, in particolare al clan dei Casamonica, con frasi come “Ieri so' venuti i Casamonica, sanno i tuoi orari, i tuoi spostamenti e non solo”.

Anche il fratello della vittima sarebbe stato coinvolto nelle intimidazioni. In alcuni messaggi la presunta estorsrice avrebbe minacciato ritorsioni contro familiari e il contesto lavorativo di Pamela, sostenendo che i presunti appartenenti ai Casamonica si fossero impossessati del suo telefono per inviare messaggi minacciosi. I messaggi in dialetto e gli insulti sarebbero in realtà stati inviati dalla stessa imputata: i Casamonica, infatti, non c’entravano nulla.

Per soddisfare le richieste la vittima avrebbe prosciugato risparmi personali e prelevato da conti cointestati: è stato accertato un totale di almeno 11.000 euro prelevati dai conti personali della donna. Quando le liquidità sono venute meno, Pamela si sarebbe rivolta a conoscenti e familiari chiedendo prestiti, spesso senza spiegare la reale natura delle necessità.

La denuncia è stata presentata nei primi mesi del 2024 con l’assistenza dell’avvocato Nicola Bramante; gli investigatori hanno acquisito le movimentazioni dei conti e i messaggi conservati dalla vittima.

Il processo si è svolto con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Gabriele Tomei, che ha riconosciuto il reato di estorsione continuata e ha condannato l’imputata a quattro anni e quattro mesi di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La sentenza prevede anche il risarcimento dei danni a favore della vittima e dell’associazione Observo APS, costituitasi parte civile.

“Siamo di fronte a una vicenda che dimostra come le fragilità possano incidere tanto sul fenomeno dell'estorsione”, ha dichiarato l’avvocato Nicola Bramante. “Purtroppo non si tratta di un caso isolato e molte vittime provano vergogna anche solo a parlarne, figuriamoci a denunciare. La persona offesa è stata oggetto di un piano spietato perpetrato dalla persona di cui più si fidava. Mi auguro che questa vicenda possa essere d'esempio per tante altre persone.”

Fonte: Raccontiamo Roma

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