Controlli a Roma: sequestrati oltre 26mila litri di gasolio non conforme, sigilli a cisterne e pompe
Operazione della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Dogane: flash point sotto i limiti e nove violazioni sui prezzi
Il 29 settembre 2026 la Guardia di Finanza, in collaborazione con funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha eseguito controlli mirati sulla qualità e sulla commercializzazione dei prodotti energetici tra Roma, Civitavecchia e Frascati. L’intervento ha visto l’impiego del laboratorio chimico mobile dell’Agenzia delle Dogane per analisi in tempo reale.
Dalle verifiche sui campioni di gasolio è emerso un punto di infiammabilità (flash point) inferiore al limite stabilito (55 gradi). A seguito degli accertamenti sono stati sequestrati oltre 26.100 litri di carburante ritenuto non conforme e sono stati apposti sigilli a quattro cisterne e quattro pistole erogatrici in diverse zone di Roma, tra cui Battistini, Villa Pamphili, Tuscolana e Ostiense.
Cinque responsabili sono stati deferiti alla magistratura per le ipotesi di reato di frode nell’esercizio del commercio e sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa, secondo quanto riportato dalle fiamme gialle.
La Guardia di Finanza ha spiegato che un flash point inferiore alla soglia legale è quasi sempre indicativo di contaminazione o miscelazione fraudolenta, pratica consistente nel “tagliare” il gasolio con sostanze più volatili ed economiche, come solventi, idrocarburi leggeri riciclati o benzina, per aumentarne il volume ed eludere le accise. Tale alterazione rende il prodotto più infiammabile, con rischi immediati di incendio o esplosione durante trasporto, stoccaggio ed erogazione, oltre a causare malfunzionamenti dei motori, usura degli iniettori e aumento delle emissioni inquinanti.
Parallelamente, le attività ispettive si sono concentrate sulla trasparenza dei prezzi e sulla disciplina tariffaria. Le fiamme gialle dei gruppi di Roma, Civitavecchia e Guidonia Montecelio hanno riscontrato complessivamente nove violazioni: cinque per mancata trasparenza dei prezzi esposti, una per irregolarità nella tenuta dei registri e tre per omessa comunicazione preventiva dei prezzi praticati al ministero delle Imprese e del Made in Italy tramite la piattaforma dedicata.