Colloquio a Rebibbia, l'avvocato di Lavitola: "L'ordine era di non fare male"
Arturo Cola, dopo l'incontro del 17 agosto con Valter Lavitola, annuncia possibili integrazioni della confessione in vista dell'udienza di Riesame; emergono ricostruzioni su un incontro con Sigfrido Ranucci il 7 settembre 2025.
L'avvocato Arturo Cola ha rilasciato dichiarazioni al termine di un incontro avuto oggi, lunedì 17 agosto, nel carcere di Rebibbia con Valter Lavitola, detenuto nella struttura dallo scorso 10 agosto. Cola ha detto di essere «qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare la confessione del 12 agosto in vista dell'udienza del Riesame che si terrà presumo la settimana prossima».
Secondo il legale, i punti centrali che saranno affrontati riguardano «la modalità esecutiva dell'attentato e il movente». Cola ha precisato che non si tratterebbe di ritrattare ma di «puntualizzare o offrire un'interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito», ricordando che in sede di Riesame è possibile rendere dichiarazioni spontanee per chiarire aspetti ritenuti imprecisi nell'ordinanza che ha respinto i domiciliari.
Nella ricostruzione emersa dal colloquio e riportata dall'avvocato a Giacomo Amadori sul quotidiano Libero, Lavitola avrebbe raccontato di aver parlato con il conduttore Sigfrido Ranucci il 7 settembre 2025 nella villetta di quest'ultimo a Torvajanica, avvertendolo dei rischi che correva e affrontando la questione della sicurezza. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e citato da Libero sulla base degli atti dell'indagine, quella sarebbe stata la prima volta in cui Lavitola sarebbe entrato nella proprietà di Ranucci; il legale segnala inoltre che il telefono del faccendiere avrebbe agganciato per circa 2 ore e 45 minuti una cella compatibile con la zona dell'abitazione.
Gli atti citati dalle fonti indicano poi che otto giorni dopo, sempre secondo l'ordinanza di custodia cautelare, Lavitola sarebbe tornato nella zona insieme a Gomes Clesio Tavares per un sopralluogo, sostando per circa mezz'ora davanti alla residenza mentre Ranucci non si trovava in casa. La difesa ritiene che se Ranucci confermasse di aver ricevuto da Lavitola informazioni sui pericoli già a settembre, ciò potrebbe incidere sulla valutazione del movente: per la difesa, l'azione sarebbe stata un attentato dimostrativo finalizzato a ottenere un rafforzamento della scorta del conduttore.
La versione di Lavitola, sempre secondo quanto riportato dalla difesa, include anche messaggi inviati al conduttore il 20 ottobre, quattro giorni dopo l'attentato del 16 ottobre scorso, con frasi come «Dammi retta, ti scongiuro il nome di Dio» e «Ti scongiuro, ti prego, non sottovalutare questa cosa». In risposta, Ranucci avrebbe rassicurato l'amico senza riferire di aver già chiesto il potenziamento della scorta, secondo la ricostruzione riportata dalle fonti.
Il legale ha inoltre sottolineato un passaggio contenuto negli atti: «L'unico vero ordine era quello che non si dovesse far male a nessuno», citando una dichiarazione resa spontaneamente il 2 luglio da uno degli esecutori. Cola ha aggiunto che nelle carte «si sostiene che Lavitola avrebbe dato l'ordine di sparare, ma le sue dichiarazioni sono state lette e interpretate in maniera un po' superficiale: il mandato è stato generico e chiariremo questo punto con ulteriori dichiarazioni spontanee al Riesame».
Le parole del difensore e le ricostruzioni citate sono parte dell'attuale fase investigativa e processuale. Nell'interrogatorio di garanzia del 12 agosto, come riportato dalle fonti, Lavitola aveva ammesso di essere il mandante dell'attentato del 16 ottobre scorso; eventuali ulteriori chiarimenti saranno valutati nei prossimi atti davanti al Riesame.