Roma · 14 Settembre 2026

Policlinico Umberto I: perizia attribuisce all’anestesista la responsabilità per inalazione di materiale gastrico del 28 agosto 2021

Secondo i consulenti del tribunale, la paziente — indicata con il nome di fantasia Marta — ha inalato circa 800 ml prima dell’induzione; invalidità complessiva valutata al 52%.

Policlinico Umberto I: perizia attribuisce all’anestesista la responsabilità per inalazione di materiale gastrico del 28 agosto 2021

Il quadro ricostruito dalla consulenza tecnica del tribunale di Roma riguarda gli eventi iniziati il 27 agosto 2021, quando Marta, nome di fantasia per la privacy, giunse al pronto soccorso del Policlinico Umberto I per dolori addominali, nausea e vomito. La diagnosi fu di occlusione meccanica del piccolo intestino, con indicazione a intervento chirurgico urgente, confermata anche dai consulenti d’ufficio.

La perizia concentra l’attenzione su quanto accadde nella fase anestesiologica la notte del 28 agosto. Nella cartella anestesiologica è annotato: "paziente non provvista di SNG (sondino nasogastrico), riferisce nausea, sul letto operatorio episodio di vomito… si procede ad induzione in rapida sequenza come da protocollo". Il sondino nasogastrico venne inserito dopo l’induzione; dalla sonda furono poi aspirati circa 800 millilitri di materiale gastrico.

I consulenti — entrambi specialisti in anestesia e rianimazione e in medicina legale nominati dal tribunale — ritengono che il passaggio di materiale nelle vie aeree si sia verificato e verosimilmente prima che il personale se ne accorgesse. Per questi motivi la perizia attribuisce la responsabilità esclusiva all’operato dell’anestesista, ritenendo che non sia stata adottata "una condotta conforme alle linee guida di riferimento volta a prevenire il prevedibile episodio di ab ingestis puntualmente verificatosi".

Dalla notte del 28 agosto si apre un lungo decorso clinico dettagliato nella relazione: il 30 agosto la TAC torace mostrò consolidamento quasi totale del polmone destro e compromissione estesa del sinistro; emocoltura positiva per Escherichia coli. Nei giorni successivi si susseguirono shock settico, insufficienza renale acuta con avvio di dialisi, pneumotorace con drenaggio pleurico, tracheotomia, decapneizzazione extracorporea e un arresto cardiaco. Si registrarono inoltre colture positive per candida, klebsiella pneumoniae e stafilococchi; la candida raggiunse gli occhi con emorragia intraretinica.

Il 9 novembre 2021 fu eseguita una toracotomia destra con toilette del cavo pleurico e asportazione della quinta e sesta costola; la paziente fu svezzata dal ventilatore il 13 novembre, uscì dalla dialisi il 23 novembre e fu decannulata il 25. Il 21 dicembre 2021 fu trasferita al San Raffaele per riabilitazione respiratoria. L’elettromiografia del 14 gennaio 2022 documentò una sofferenza severa di nervi e muscoli degli arti inferiori compatibile con "critical illness myopathy and neuropathy". Marta, inoltre, risultò positiva al Covid il 25 gennaio 2022 e lasciò l’ospedale il 5 febbraio 2022.

I consulenti visitarono la paziente il 25 novembre 2025 e descrissero postumi permanenti: limitazioni gravi di forza e mobilità degli arti superiori e inferiori, attenuazione dell’espansione dell’emitorace destro, paralisi di una corda vocale con voce roca, e numerose cicatrici chirurgiche. Sul piano psichico venne rilevata una sindrome ansioso-depressiva endoreattiva di medio grado in ambito di disturbo post-traumatico da stress cronico.

Dal punto di vista medico-legale, la consulenza quantifica il danno come un peggioramento del 40% rispetto all’esito che si sarebbe avuto da un intervento correttamente eseguito, con una invalidità complessiva del 52%. Vengono indicati sei mesi di inabilità totale, quattro mesi con riduzione della capacità lavorativa al 75% e la necessità di fisioterapia settimanale per tutta la vita, stimata in circa 500 euro al mese fino agli 81 anni. I consulenti sottolineano che i postumi non sono suscettibili di attenuazione mediante protesi o terapie specifiche.

Nella perizia sono riportate anche le obiezioni difensive dell’Azienda ospedaliera. Il consulente del Policlinico sostenne che i criteri applicati per valutare la condotta risalgono a linee guida del 2023 e che ciò rappresenterebbe un "oggettivo anacronismo" rispetto al 2021; aggiunse che, in urgenza, il sondino non sarebbe stato necessario, che la posizione a testa in giù avrebbe aumentato i rischi e che la compressione della cricoide è una manovra "scontata" pur non essendo sempre annotata.

I consulenti del tribunale respinsero questi rilievi, osservando che la revisione del 2023 fu condotta su lavori tra il 2018 e il 2020 e che le raccomandazioni costituivano buona pratica clinica già anteriormente. Dissero inoltre che l’assenza di annotazione di una manovra anestesiologica equivale, sul cartellino, al non averla eseguita, che non esiste riscontro scientifico alla necessità di porre la paziente a testa in giù e che proprio per la presenza di un volume gastrico rilevante il sondino andava posizionato prima dell’induzione e mantenuto in sede durante l’intubazione. La letteratura menzionata indica che a rischio si considera un volume gastrico superiore a 1,5 ml per chilo; dalla sonda di Marta emersero circa 800 ml.

L’avvocato Erdis Doraci, difensore di Marta, ha definito il caso "il calvario di una persona che ha visto la propria vita distrutta" e ha contestato la mancata volontà dell’Umberto I di risarcire il danno nonostante l’esito favorevole dell’accertamento tecnico preventivo. Doraci ha inoltre criticato la normativa sull’ATP, ritenuta non sufficientemente efficace nel rendere tempestivo il risarcimento quando la perizia è chiara, e ha chiesto misure più incisive per evitare che lo strumento diventi solo un’ulteriore tappa del percorso giudiziario della vittima.

Fonte: Raccontiamo Roma

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