Roma · 12 Settembre 2026

Marinaio di Valmontone morto per mesotelioma: il Tribunale di Roma riconosce oltre 860mila euro di risarcimento

Il sottufficiale, elettricista di bordo, aveva contratto il mesotelioma dopo anni di esposizione all’amianto; la sentenza di primo grado è stata impugnata.

Marinaio di Valmontone morto per mesotelioma: il Tribunale di Roma riconosce oltre 860mila euro di risarcimento

Un uomo residente a Valmontone che aveva prestato servizio nella Marina Militare con il grado di sottufficiale e mansioni di elettricista è morto a seguito di un mesotelioma pleurico maligno diagnosticato nel 2015. Il Tribunale di Roma, in primo grado, ha riconosciuto la responsabilità per l’esposizione all’amianto e ha condannato al risarcimento la parte ritenuta responsabile, disponendo per la moglie e i due figli un indennizzo complessivo superiore a 860.000 euro. La sentenza è stata impugnata.

Secondo quanto ricostruito nel giudizio, il militare aveva prestato servizio per quasi diciannove anni e aveva operato a bordo di diverse unità navali e presso strutture della Marina, tra cui Mariscuole e Marispedal, occupandosi del controllo, della riparazione e della manutenzione degli impianti elettrici e della relativa componentistica.

Il tribunale ha rilevato che, in quegli ambienti di lavoro, il militare era entrato ripetutamente in contatto con polveri e fibre di amianto e che non era stata fornita la prova dell’adozione di misure adeguate a proteggere il lavoratore dal rischio. I primi sintomi si manifestarono nei primi mesi del 2015 e il 6 marzo 2015 fu posta la diagnosi di mesotelioma pleurico maligno.

Dopo la diagnosi iniziò un percorso di cure durato oltre cinque anni; il militare è deceduto nell’ottobre del 2020. Nel 2018 gli era stato riconosciuto lo status di vittima del dovere mentre era ancora in vita.

A seguito del decesso, la moglie e i figli avevano chiesto il risarcimento dei danni derivanti dalla perdita del congiunto. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda riconoscendo anche per la vedova il danno economico derivante dal venir meno del contributo che il marito avrebbe continuato ad assicurare alla famiglia.

«Dietro questa sentenza non ci sono soltanto cifre, ma la storia di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo cinque anni segnati dalla malattia e dalle cure - dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto - . La decisione del tribunale mette in luce anche un aspetto troppo spesso dimenticato: quando una persona si ammala e poi muore, alla sofferenza si aggiungono conseguenze economiche concrete per chi resta, che in questo caso il giudice ha espressamente considerato.»

Fonte: Raccontiamo Roma

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