Roma · 13 Agosto 2026

Valter Lavitola resta in carcere: il gip di Roma cita rischio di fuga e inquinamento probatorio

Respinta la richiesta di domiciliari avanzata dall'avvocato Sergio Cola dopo l'ammissione di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci

Valter Lavitola resta in carcere: il gip di Roma cita rischio di fuga e inquinamento probatorio

Il giudice per le indagini preliminari di Roma, Iole Moricca, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari con braccialetto elettronico avanzata dall'avvocato difensore Sergio Cola per Valter Lavitola.

La procura di Roma aveva espresso parere negativo sulla sostituzione della misura cautelare. Lavitola ha ammesso davanti ai pm di essere stato il mandante dell'attentato al giornalista e conduttore Sigfrido Ranucci, episodio avvenuto il 16 ottobre scorso, ma il gip ha giudicato le sue ricostruzioni non credibili.

Secondo il provvedimento, l'indagato "ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell'organizzazione dell'azione criminosa", negando, tra l'altro, di conoscere le modalità esecutive dell'ordigno e di aver effettuato il sopralluogo del 15 settembre 2025, oltre a proporre un movente collocato nell'interesse della vittima.

Il giudice rileva che, nonostante l'ammissione, permane il rischio di recidiva e un concreto pericolo di inquinamento probatorio. Moricca sottolinea che Lavitola ha confermato di disporre di una rete estesa di contatti e che la sostituzione della misura potrebbe agevolare rapporti con persone al momento libere, in particolare Gomes Clesio Tavares, e consentirebbe di rafforzare una tesi difensiva che al momento è priva di riscontri.

Il gip cita anche il pericolo di fuga: la circostanza che l'indagato avesse programmato un viaggio in Camerun per il 4 luglio 2026 e la sua abitudine, a suo dire, di acquistare biglietti intercontinentali all'ultimo momento non sono state ritenute sufficientemente provate. Il giudice osserva che l'unico dato oggettivo è l'acquisto del biglietto aereo solo dopo l'arresto degli esecutori materiali e ritiene che la misura carceraria sia necessaria per prevenire il rischio di allontanamento dal territorio.

Conclude il gip evidenziando che "è indubbio che Lavitola abbia una rete di contatti in Italia e all'estero che gli consenta con estrema facilità, di allontanarsi dal territorio italiano e far perdere le sue tracce".

Fonte: Raccontiamo Roma

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