Lavitola confessa di essere il mandante dell'attentato a Ranucci durante l'interrogatorio al gip
L'ex direttore dell'Avanti è stato arrestato il 10 agosto e si trova nel carcere di Rebibbia; il difensore ha riferito le dichiarazioni rese in udienza
Valter Lavitola, ex direttore dell'Avanti, ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell'attentato avvenuto il 16 ottobre ai danni di Sigrido Ranucci, secondo quanto riferito dall'avvocato difensore Sergio Cola al termine dell'interrogatorio di garanzia, durato cinque ore. Lavitola è stato arrestato il 10 agosto dai carabinieri e si trova detenuto nel carcere di Rebibbia, a Roma.
Fuori dal carcere il legale ha dichiarato: "Ha confermato l'ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato". Secondo Cola, Lavitola avrebbe spiegato di aver compiuto l'atto "per tutelare l'incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi e pericolosi tentativi di aggressione, e per fargli innalzare il livello di protezione".
Il difensore ha aggiunto che Lavitola ha illustrato le motivazioni che lo hanno spinto a compiere "questo atto indubbiamente delittuoso", sostenendo che l'intervento non avrebbe avuto un movente politico e che l'attentato, pur non voluto da lui in termini di ritorno d'immagine, avrebbe finito per accrescerne la popolarità. Sempre secondo il racconto dell'avvocato, Ranucci aveva al tempo una protezione composta da due agenti e dopo l'attentato la scorta sarebbe stata incrementata fino a otto con una guardia a protezione ravvicinata.
Cola ha inoltre riferito di aver presentato istanza per chiedere per il proprio assistito una misura cautelare meno afflittiva, come gli arresti domiciliari. Sull'eventuale consapevolezza di Sigrido Ranucci rispetto ai fatti il difensore ha dichiarato: "Non commento questo aspetto, non posso rispondere".
Nei confronti di Lavitola, nei cui confronti è contestata anche l'aggravante del metodo mafioso, è stata eseguita l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Iole Moricca su richiesta della procura di Roma. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, avviata dal pm Carlo Villani (ora a capo della procura di Velletri) e attualmente seguita dal pm della Dda Edoardo De Santis.
I carabinieri del nucleo investigativo che hanno notificato l'ordinanza hanno sequestrato martedì un cellulare e un computer che saranno analizzati, oltre al materiale già acquisito durante la perquisizione del 4 luglio, quando erano stati sequestrati tre cellulari, due pen drive e sette manoscritti.
Le indagini avevano già portato, a fine giugno, all'esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell'attentato; a vario titolo sono contestati reati tra cui detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità mafiose.
Tra i destinatari della misura figura anche Gomes Clesio Tavares, considerato factotum di Lavitola, che al momento si troverebbe in Africa; nei suoi confronti i pm capitolini avvieranno a breve l'iter per l'estradizione.