Roma · 04 Settembre 2026

Ostia, esposto per un disabile al 100% lasciato su una barella al Grassi per la notte e fino al pomeriggio successivo

L'avvocato della vittima denuncia dimissioni forzate nonostante il parere contrario dei servizi sociali; richiesta di indagine interna e acquisizione delle registrazioni

Ostia, esposto per un disabile al 100% lasciato su una barella al Grassi per la notte e fino al pomeriggio successivo

L'esposto è stato inviato dall'avvocato Filippo Carusi alla direzione sanitaria dell'ASL Roma 3 e alla Regione Lazio: "Dimissioni forzate nonostante il parere contrario dei servizi sociali", si legge nella denuncia.

Secondo la ricostruzione contenuta nell'esposto, i fatti risalgono al 13 e 14 agosto 2026. L. A., cittadino romano invalido civile al 100% e affetto da una grave sindrome, sarebbe arrivato al pronto soccorso dell'ospedale Grassi di Ostia con un'ambulanza del 118 il 13 agosto alle 18:13.

L'esposto riporta che una certificazione neurologica di luglio scorso attesterebbe una deambulazione instabile con appoggio, un elevato rischio di cadute e la necessità di assistenza continuativa e dell'uso permanente del bastone.

Dopo l'arrivo in pronto soccorso, medici e lo psichiatra avrebbero assicurato la possibilità di reperire nei giorni successivi un posto in una struttura idonea (RSA o clinica). In attesa di questa soluzione, l'uomo sarebbe stato sistemato su una barella nel corridoio del reparto con l'indicazione di attendere l'intervento dei servizi sociali previsto per la mattina del 14 agosto.

L'esposto denuncia che l'attesa si sarebbe prolungata: L. A. sarebbe rimasto "in astanteria su una barella per l'intera notte del 13 agosto e sino al pomeriggio del 14 agosto 2026, senza che gli venisse fornita un'adeguata assistenza o sistemazione dignitosa".

Nel primo pomeriggio del 14 agosto, alle 14:16, l'assistente sociale dell'ospedale avrebbe effettuato la consulenza, certificando l'impossibilità per l'uomo di tornare autonomamente a casa e riportando la sua dichiarazione di timore di restare solo e la necessità di un aiuto concreto. La professionista avrebbe concluso che era necessaria una continuità assistenziale.

Subito dopo, sempre secondo l'esposto, il personale medico avrebbe invitato l'uomo ad abbandonare la struttura ritenendo che non sussistessero i presupposti per un ricovero. A fronte del rifiuto, sarebbe stato predisposto un modulo di dimissioni volontarie che L. A. ha firmato: il legale contesta che la sottoscrizione sia avvenuta senza i requisiti di un consenso realmente consapevole, considerando lo stato di vulnerabilità psichica e fisica del paziente e la relazione dell'assistente sociale poche decine di minuti prima.

L'avvocato segnala inoltre la presenza di un addetto alla sicurezza che, secondo la ricostruzione, avrebbe fatto pressione affinché l'uomo lasciasse immediatamente i locali e si sarebbe rifiutato di fornire le proprie generalità quando richieste. Il risultato sarebbe stato che il paziente si sarebbe ritrovato nel piazzale dell'ospedale in difficoltà motorie, senza scarpe e nell'impossibilità di sollevare i propri effetti personali.

L. A. ha raccontato a RomaToday di essere riuscito ad arrivare al taxi solo grazie all'aiuto di una persona presente in attesa nel pronto soccorso e alla gentilezza del tassista che lo ha accompagnato fino alla porta di casa.

Nell'esposto l'avvocato Carusi ha diffidato la direzione sanitaria dell'ASL Roma 3 e dell'ospedale Grassi, chiedendo l'avvio di un'indagine interna per accertare eventuali responsabilità disciplinari e professionali del personale coinvolto. È stata anche richiesta l'acquisizione delle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza, interne ed esterne al pronto soccorso, relative alla fascia oraria tra le 14:00 e le 16:30 del 14 agosto, con l'esplicita richiesta di conservare i supporti ai fini di un eventuale procedimento giudiziario.

L'avvocato ha fissato un termine di trenta giorni dalla ricezione della diffida per ottenere un riscontro dalla struttura sanitaria e, in assenza di risposte adeguate, ha annunciato l'intenzione di rivolgersi alle sedi giudiziarie competenti in ambito civile e penale, informando le associazioni di tutela dei diritti delle persone con disabilità e gli organi di vigilanza della Sanità regionale. È stata inoltre avanzata una richiesta risarcitoria per danni biologici, morali, esistenziali e patrimoniali, il cui ammontare sarà quantificato nelle fasi successive.

Fonte: Raccontiamo Roma

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