Valter Lavitola in carcere: per il gip il movente sarebbe il rapporto personale con Sigfrido Ranucci
Nell’ordinanza di 198 pagine il giudice attribuisce all’ex editore l’intento di valorizzare il conduttore e agevolare una propria ascesa politica; un altro indagato è Gomes Clesio Tavares, ancora ricercato
Questa mattina i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno arrestato Valter Lavitola: secondo la ricostruzione degli investigatori l’uomo è uscito dalla propria abitazione a Monteverde ed è stato portato in carcere a bordo di un'Alfa Romeo Giulia. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip di Roma Iole Moricca su richiesta della procura, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e seguita dalla Direzione distrettuale antimafia.
Lavitola è indagato, insieme a Gomes Clesio Tavares (ancora ricercato), per concorso in detenzione, porto e utilizzo di un ordigno esplosivo con l’aggravante di aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso, in relazione all’attentato del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci.
Nel provvedimento cautelare — lungo 198 pagine — il gip indica come movente «il rapporto personale con il conduttore». Secondo l’ordinanza, Lavitola avrebbe coltivato l’idea di spingere Ranucci verso un impegno politico, sfruttando anche la risonanza mediatica derivante dall’atto intimidatorio: "Ebbene, non vi è dubbio che le risultanze di cui si è dato conto rappresentino un formidabile movente per l'azione delittuosa posta in essere", scrive il giudice.
Il gip ricostruisce conversazioni e messaggi intercorsi tra i due: in una chat del 2024 Lavitola avrebbe scritto a Ranucci «E tra 2 anni fai il Presidente», mentre in messaggi del 29 luglio 2024 e del 26 giugno 2025 il presunto indagato esprimeva suggerimenti e valutazioni legate alla popolarità e alla salute del giornalista. Intercettazioni citate nell’ordinanza riportano inoltre dichiarazioni in cui Lavitola sosteneva che il progetto avrebbe potuto portare Ranucci alla guida del governo e che lo stesso indagato avrebbe potuto raccogliere «il 30% dei voti senza nessun partito politico».
Secondo l’accusa, Lavitola avrebbe ideato il disegno criminoso e dato mandato a Gomes di individuare persone in grado di reperire l’esplosivo e di eseguire l’attentato. L’ordinanza ricostruisce un primo sopralluogo esplorativo al luogo del delitto datato 15 settembre 2025, cui avrebbero partecipato Lavitola e Gomes; una seconda ricognizione, sempre secondo gli investigatori, sarebbe avvenuta il 10 ottobre 2025 sul litorale laziale, con l’utilizzo dell’autovettura del suocero del presunto raccordo operativo.
I fatti riguardano l’ordigno collocato nell’ottobre 2025 vicino all’abitazione del giornalista, che distrusse due autovetture, quella di Ranucci e quella di sua figlia. Nel luglio 2026 i carabinieri e la procura avevano arrestato i presunti esecutori materiali dell’attentato e iscritto Lavitola nel registro degli indagati.
Il legale di Sigfrido Ranucci, Roberto De Vita, ha commentato che l’arresto di Lavitola «conferma la gravità e la complessità dell'attentato» e ha sottolineato l'importanza di chiarire movente e contesto. Nel provvedimento si segnala inoltre che, dalle risultanze acquisite, non emergono elementi che indichino un coinvolgimento consapevole di Ranucci: il gip osserva che il giornalista è da considerarsi vittima e che, secondo l’ordinanza, potrebbe essere stato oggetto di manipolazione da parte dell’indagato.
Valter Lavitola ha sempre respinto le accuse, così come non risultano a carico della persona offesa imputazioni; Gomes Clesio Tavares è al momento ancora ricercato per il suo presunto ruolo di raccordo operativo e reclutatore degli esecutori materiali campani.
L’indagine, coordinata dalla procura di Roma e dalla Direzione distrettuale antimafia, prosegue con gli approfondimenti disposti dagli inquirenti.