Roma · 28 Ottobre 2026

Il gip di Roma dispone il ritorno ai domiciliari per Mario Adinolfi

Il leader del Popolo della Famiglia, 55 anni, era stato trasferito in carcere a settembre per presunte violazioni delle prescrizioni; il giudice ha accolto l’istanza di scarcerazione della difesa.

Il gip di Roma dispone il ritorno ai domiciliari per Mario Adinolfi
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

Il gip di Roma ha accolto un’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa e disposto il ritorno ai domiciliari per Mario Adinolfi, 55 anni, leader del Popolo della Famiglia. Il giornalista è indagato nell’ambito di un’inchiesta della procura di Roma per truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.

Adinolfi era già stato sottoposto ai domiciliari in precedenza, ma a settembre era stato portato in carcere per presunte violazioni delle prescrizioni, tra le quali l’utilizzo dei social. Secondo quanto rilevato dai finanzieri, avrebbe violato con cadenza quotidiana il divieto di utilizzare dispositivi telefonici e telematici, salvo i contatti con il proprio difensore, pubblicando sul proprio blog 49 articoli e 23 post sul profilo Facebook. Per i militari questi comportamenti erano stati considerati rilevanti nella rivalutazione del quadro cautelare, con ipotesi di rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.

Pablo De Luca, difensore di Adinolfi, ha dichiarato all’AdnKronos: “Sono soddisfatto per questa decisione di affievolimento della misura cautelare”. L’avvocato ha osservato che, a suo avviso, "la violazione contestata non riguarda la misura principale, Adinolfi non ha cercato di evadere né di alterare il braccialetto elettronico, quindi si tratta di violazione di una misura accessoria, e in questo caso il giudice deve valutare se c’è stato un rischio per le esigenze cautelari. Ma Adinolfi si è limitato a scrivere articoli su fatti di attualità che non avevano nulla a che fare con la sua vicenda processuale. Si tratta di un provvedimento abnorme, il giudice avrebbe potuto sequestrargli il cellulare".

Per contestualizzare, Adinolfi era finito agli arresti domiciliari la prima volta a luglio nell’ambito di un’inchiesta nata da diverse denunce. L’accusa sostiene che il giornalista avrebbe raccolto ingenti somme tramite un "betting group" chiamato "Scommessa collettiva", promosso sui social, senza restituire integralmente il denaro né garantire i rendimenti promessi. Nell’inchiesta è stato disposto un sequestro preventivo per un importo superiore ai 400mila euro.

Fonte: Raccontiamo Roma

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