Pesaro e Urbino · 28 Settembre 2026

Confartigianato e Cna Marche: la riforma della legge quadro sull’artigianato deve sostenere la crescita delle imprese

Le associazioni regionali chiedono regole aggiornate che non penalizzino le imprese artigiane né alterino la concorrenza

Confartigianato Marche e Cna Marche hanno sollecitato un approccio rigoroso e di merito alla riforma della legge quadro sull’artigianato, sostenendo che il provvedimento in fase di studio del Governo dovrebbe aggiornare le regole per accompagnare l’evoluzione delle imprese senza generare trattamenti differenziati tra operatori dello stesso mercato.

Le due associazioni hanno ribadito che non esiste alcuna volontà, nel testo cui si sta lavorando, di introdurre distorsioni della concorrenza. Hanno chiesto che la riforma consenta alle imprese artigiane di investire, assumere e competere, evitando che l’aumento di dimensione diventi un elemento penalizzante per chi mantiene un’identità artigiana anche crescendo in fatturato e organico.

Nel loro intervento le organizzazioni hanno richiamato dati sul peso dell’artigianato nelle Marche: nella regione operano 38.000 imprese artigiane. Le Marche risultano prime in Italia per incidenza delle imprese artigiane con dipendenti sul totale delle imprese con dipendenti, con il 34,6% rispetto al 25,1% della media nazionale. L’artigianato rappresenta inoltre il 23,1% degli addetti delle imprese marchigiane, contro il 13,8% della media italiana.

Confartigianato Marche e Cna Marche hanno sottolineato che tutela della concorrenza e sviluppo delle imprese non sono obiettivi contrapposti. Hanno chiesto una disciplina coerente con il quadro europeo e con l’evoluzione del sistema produttivo, che non conceda privilegi ma riconosca alle imprese artigiane la possibilità di crescere senza subire penalizzazioni legate alla maggiore dimensione.

Le associazioni hanno inoltre invitato a non alimentare contrapposizioni sterili nel dibattito pubblico e a concentrarsi sulle esigenze concrete del sistema produttivo regionale, ribadendo che nella riforma allo studio non si configurano distorsioni della concorrenza.

Fonte: Raccontiamo Pesaro e Urbino

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