Sindacati: nelle carceri perugine detenuti ingerirebbero lamette e batterie per bloccare i rimpatri
Sap e Sappe denunciano carenza di organico, pericoli per gli agenti e chiedono interventi urgenti
I sindacati Sap (Polizia di Stato) e Sappe (Polizia Penitenziaria) dell’Umbria hanno inviato un comunicato congiunto alle autorità regionali e locali — tra cui il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, i questori di Perugia e Terni, i prefetti e le direzioni degli istituti di Perugia-Capanne, Spoleto e Orvieto — per segnalare «un’emergenza sicurezza senza precedenti» nelle carceri della regione.
Secondo quanto denunciato dai sindacati, da mesi alcuni detenuti stranieri destinatari di provvedimenti di espulsione o rimpatrio si procurerebbero e ingerirebbero lamette, batterie o altro materiale nocivo, anche stupefacente, con l’obiettivo di impedire l’esecuzione dei rimpatri sfruttando l’emergenza sanitaria conseguente. Sempre secondo il comunicato, gli stessi materiali sarebbero talvolta utilizzati come armi improprie contro gli agenti durante le operazioni di accompagnamento alla frontiera o presso i Centri per il Rimpatrio (Cpr).
I rappresentanti sindacali attribuiscono la situazione non alla professionalità degli operatori — che definiscono garantita «con abnegazione e spirito di sacrificio» — bensì alla «endemica e gravissima carenza di organico» nelle strutture regionali, in particolare nella Polizia Penitenziaria. Tra gli effetti denunciati: prolungamenti del servizio oltre le ore ordinarie, cumulo di mansioni su singoli operatori e soppressione del servizio di sentinella sui muri di cinta, circostanze che a loro avviso favorirebbero anche l’introduzione illecita di materiale tramite droni.
Nel comunicato i sindacati rivolgono critiche anche alla gestione amministrativa, definita sempre più orientata a contenere l’emergenza contingente anziché a prevenire disservizi e tutelare l’incolumità degli operatori. Viene inoltre sottolineata la preoccupazione per il fatto che persone destinatarie di provvedimenti di espulsione possano rimanere sul territorio nazionale, con ricadute sulla sicurezza del personale e dei cittadini.
Per affrontare la situazione Sap e Sappe avanzano sei richieste: l’apertura immediata di un tavolo congiunto; la verifica urgente delle piante organiche e l’assegnazione di rinforzi straordinari; il ripristino del servizio di sentinella sui muri di cinta; l’implementazione di strumenti tecnologici di controllo; l’adozione di protocolli operativi congiunti per gli accompagnamenti alla frontiera e presso i Cpr; e misure concrete per prevenire l’autolesionismo strumentale e le aggressioni, oltre al pieno rispetto delle linee guida governative in materia di espulsioni e rimpatri.
Il comunicato, firmato dal vice segretario regionale Umbria Sap Giovanni D’Alessandro e dal segretario regionale Umbria Sappe Fabrizio Bonino, conclude con un appello alle istituzioni: «La sicurezza degli istituti penitenziari e degli operatori non è negoziabile», ribadiscono, dichiarandosi disponibili al confronto ma chiedendo risposte concrete e immediate.