Perugia · 03 Ottobre 2026

Processo sugli ammanchi alla Stranieri di Perugia: il revisore parla di cattiva gestione, non di chiaro disegno criminoso

Al centro del dibattimento le iscrizioni agevolate per studenti cinesi e il buco di bilancio emerso nel 2018

Processo sugli ammanchi alla Stranieri di Perugia: il revisore parla di cattiva gestione, non di chiaro disegno criminoso
Immagini realistiche prodotte fedelmente al contesto della notizia con Freia

Durante un'udienza del processo, ricostruita in un articolo pubblicato il 3 ottobre 2026, un revisore dei conti ha deposto in cui ha messo in dubbio la piena configurabilità del reato di truffa contestato dalla Procura di Perugia. Secondo il revisore, gli episodi contestati sembrerebbero riconducibili a scelte gestionali e amministrative errate finalizzate ad attrarre studenti cinesi, piuttosto che a un chiaro schema criminoso.

La vicenda ruota attorno a iscrizioni agevolate praticate per studenti iscritti ai programmi Marco Polo e Turandot, con la proposta di sconti sulle tasse universitarie che, secondo l'accusa, non sarebbero stati approvati dagli organi collegiali dell'Ateneo. Il flusso degli studenti stranieri sarebbe stato gestito da un'agenzia cinese, indicata dalla ricostruzione come «forse governativa», il cui titolare risulta imputato.

Il revisore ha spiegato che la decisione di applicare tariffe scontate poteva favorire le iscrizioni e la competizione con altri atenei, in particolare con l'Università per Stranieri di Siena, ma non avrebbe tenuto adeguatamente conto degli effetti sui movimenti di cassa e sulla redazione del bilancio, determinando un buco emerso nel conto dell'anno 2018.

La Procura contesta a Zeng Delong, Liu Yin, Cristiano Nicoletti e Fabrizio Focolari il reato di truffa, sostenendo che avrebbero imposto «una prassi per le iscrizioni» differente da quella adottata per gli altri corsi, rilasciando certificati di preiscrizione dietro la semplice presentazione, da parte delle agenzie cinesi, di liste di studenti. Sempre secondo l'accusa, tali certificati avrebbero agevolato l'ottenimento dei visti diplomatici, mentre i relativi pagamenti sarebbero stati effettuati solo in parte.

A testimoniare è stato chiamato anche l'ex rettore, che ha rimandato la responsabilità sulle modalità operative agli uffici amministrativi, osservando che il controllo delle singole procedure di iscrizione non rientrava tra i compiti diretti della carica rettrice.

Nel procedimento è imputato inoltre l'ex direttore generale Simone Olivieri, al quale la Procura contesta il reato di violenza o minaccia per avere, secondo l'accusa, costretto una dipendente a prendersi la responsabilità chiudendola «in uno stanzino». La dipendente si è costituita parte civile contro Olivieri.

L'Università per Stranieri di Perugia si è costituita parte civile tramite l'Avvocatura dello Stato, chiedendo il risarcimento di 5 milioni di euro per i mancati incassi delle tasse di iscrizione. Anche la ex rettrice Grego Bolli si è costituita parte civile, assistita dallo studio legale che la rappresenta nel procedimento. Alcuni degli imputati si sono a loro volta costituiti parte civile nei confronti di altri coimputati.

Il processo prosegue con l'acquisizione di altre testimonianze e la valutazione delle responsabilità contabili e penali legate agli ammanchi emersi a partire dal bilancio 2018.

Fonte: Raccontiamo Perugia

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