Condannato a 2 anni e 4 mesi per la truffa a un'85enne di Assisi: si fingeva carabiniere
Il Tribunale di Perugia riconosce la truffa aggravata e dispone un risarcimento di 10mila euro
Il Tribunale di Perugia ha inflitto una pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione e una multa di 600 euro a G. V., nato nel 2003, ritenuto responsabile della truffa aggravata commessa ai danni di un'85enne di Assisi il 28 luglio 2023. La sentenza, firmata dal giudice monocratico Francesco Loschi, è stata depositata il 16 settembre 2026.
Secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, l'imputato si era presentato a casa della vittima in abiti civili spacciandosi per un carabiniere e sostenendo che la figlia fosse in tribunale per un debito da 500 euro. Convinta e spaventata dalla situazione, la donna ha consegnato quattro paia di orecchini, due bracciali in oro, tre collanine, due fedi nuziali, cento euro in contanti e la propria carta BancoPosta.
Pochi minuti dopo la carta è stata utilizzata per prelievi presso sportelli automatici di Bastia Umbra e Perugia-Ponte San Giovanni per un totale di 460 euro (400 e 60 euro). Le immagini di videosorveglianza agli sportelli hanno permesso di estrarre un volto poi identificato, attraverso un fotosegnalamento, come l'imputato; la vittima ha inoltre riconosciuto la sua fotografia tra un album di immagini presentato dagli investigatori.
Il Tribunale ha ritenuto integrati gli elementi del reato di truffa aggravata ai sensi dell'articolo 640, comma 2, n. 2-bis del codice penale, sottolineando l'uso di artifizi e raggiri (falsa qualifica di appartenente alle forze dell'ordine e messaggi telefonici di un complice) e lo sfruttamento della particolare vulnerabilità della persona offesa. Il giudice ha escluso le attenuanti generiche e ha riconosciuto la continuazione con il reato di indebito utilizzo di strumenti di pagamento (articolo 493‑ter c.p.).
Per quanto riguarda il reato di furto in abitazione, il Tribunale ha assolto l'imputato ritenendo che la carta sia stata consegnata dalla vittima spontaneamente, sebbene indotta in errore, e quindi manchi l'elemento della sottrazione necessario per configurare il furto.
Il giudice ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore della parte civile nella somma di 10.000 euro, liquidata equitativamente tenendo conto delle somme sottratte, di un valore ipotetico dei preziosi (stimato in 2.500 euro nella motivazione), del valore affettivo di alcuni oggetti e delle sofferenze morali. La somma è stata dichiarata immediatamente esecutiva. Le spese processuali della parte civile sono state liquidate in 2.394 euro oltre Iva e accessori, con pagamento in favore dello Stato in ragione del patrocinio a spese dello Stato riconosciuto alla vittima.
La persona offesa, Maria Teresa Gambacorta, è stata ascoltata in udienza il 9 luglio 2026; in quella sede ha descritto lo stato di forte ansia e confusione che l'ha indotta a consegnare i beni. La parte civile era assistita dall'avvocato Delfo Berretti; l'imputato era difeso d'ufficio dall'avvocato Enrico Renzoni.