Perugia, confermata la condanna a 3 anni per calunnia e stalking: messaggi ossessivi contro il commercialista
La Corte d'appello ritenuto infondata la denuncia di aggressione e persecutorie le comunicazioni inviate alla vittima e ai suoi collaboratori
La Corte d'appello di Perugia ha confermato la condanna a tre anni per calunnia e per atti persecutori nei confronti di una donna che aveva sporto una denuncia di aggressione contro il proprio commercialista e, successivamente, aveva inviato ripetutamente messaggi ed email offensivi e minatori.
Secondo la motivazione della Corte, le comunicazioni erano state indirizzate non solo alla vittima ma anche a persone con cui il professionista collaborava e all'Ordine professionale di appartenenza, determinando nella persona offesa un grave stato d'ansia e un'alterazione delle abitudini di vita.
I giudici hanno ritenuto che l'appello della difesa non avesse adeguatamente contrastato le risultanze istruttorie, che attestano «il carattere oggettivamente persecutorio del copioso quantitativo di email e messaggi inviati in breve tempo». La Corte ha inoltre richiamato la testimonianza di un'operatrice sanitaria che aveva riscontrato l'assenza di lesioni sul corpo dell'imputata e il comprovato alibi dell'imputato, osservando che «le lesioni non c'erano, il professionista era altrove».
La Corte ha infine precisato che, poiché a ricorrere in appello era stata soltanto l'imputata, non poteva aumentare la pena per il divieto di reformatio in pejus; tuttavia ha disposto una riduzione della pena in relazione a un errore di calcolo della scelta del rito abbreviato operato in primo grado.