Allarme furti di rame nel Perugino: raid alle infrastrutture e ricadute sulle imprese
Denunce su colpi alla ex Fcu e aumento dei furti legati alla crescita della quotazione del rame
Negli ultimi giorni Cisl Umbria e il consigliere regionale Enrico Melasecche hanno segnalato una serie di furti di rame che hanno interessato infrastrutture e aree industriali in Umbria, tra cui la tratta della ex FCU e un episodio recente a Ponte San Giovanni, nel perugino. Il dato relativo a cinque raid nei mesi scorsi è stato riportato ma non risulta confermato ufficialmente dalla Regione o dalle forze dell'ordine.
Secondo le denunce, l'ultimo intervento a Ponte San Giovanni e un episodio nel ternano avrebbero causato danni per circa 2 milioni di euro, con decine di chilometri di cavi danneggiati. L'articolo riporta che i danneggiamenti hanno causato ritardi e costi che gravano su cittadini e istituzioni; nel frattempo la posa dei binari prosegue e la linea Città di Castello-Perugia Sant'Anna è stata riaperta.
Vertici delle forze dell'ordine hanno indicato che si tratta di un fenomeno non limitato a episodi isolati, ma con presunte diramazioni oltre i confini regionali. Le indagini parlano di organizzazioni che operano con basisti locali e colpiscono di notte capannoni semivuoti o aree industriali, utilizzando anche mezzi rubati o noleggiati tramite prestanome.
La denuncia segnala inoltre che i furti sono avvenuti in più zone del territorio umbro, tra cui il gualdese, il perugino (in particolare l’area nord), l’asse Foligno-Spoleto e il ternano, con ricadute economiche e sociali per aziende già in difficoltà o in trattativa di vendita.
Associazioni datoriali e forze dell'ordine richiamano l'attenzione sulla correlazione con l'aumento del prezzo del rame sui mercati internazionali: secondo i dati citati il prezzo è passato dai circa 8.679 €/tonnellata di settembre 2025 a 11.400 €/tonnellata a gennaio 2026, arrivando a toccare circa 14.000 €/tonnellata tra fine maggio e agosto 2026 sui listini come il London Metal Exchange. Il materiale trafugato, dopo operazioni di riciclaggio, sarebbe destinato in parte a rifornire mercati esteri legati alla domanda per la transizione energetica.
Il consigliere regionale Melasecche ha definito la situazione «inaccettabile» e ha sollecitato un intervento della Regione, chiedendo l'istituzione di un tavolo di confronto coinvolgendo Prefetture, forze dell'ordine, gestori e istituzioni. Le autorità locali e le forze dell'ordine hanno comunque indicato che il contrasto ai furti dell'«oro rosso» è diventato una priorità anche per la tutela della tenuta sociale delle comunità interessate.