Perugia · 07 Settembre 2026

Perugia, confermata la condanna a 3 anni e 4 mesi per un amministratore di sostegno

La Corte d'appello riconosce il peculato e il rifiuto di atti d'ufficio per la mancata rendicontazione dei conti dell’anziana assistita

Perugia, confermata la condanna a 3 anni e 4 mesi per un amministratore di sostegno

La Corte d'appello di Perugia ha confermato una condanna a 3 anni e 4 mesi nei confronti di un amministratore di sostegno accusato di aver distratto somme dai conti correnti di un’anziana beneficiaria e di aver omesso di rendicontare periodicamente la gestione al giudice tutelare.

I giudici hanno ritenuto che l’imputato, avendo il controllo esclusivo delle risorse economiche dell’assistita, non le abbia impiegate per il suo mantenimento e la sua cura, ma ne abbia invece sottratto una parte consistente per finalità estranee all’incarico. Dalla ricostruzione emersa in aula risulterebbe che dai conti della beneficiaria sparivano somme importanti, mentre all’autorità giudiziaria venivano sistematicamente negati i rendiconti.

La Corte ha riconosciuto la qualifica di pubblico ufficiale per chi riveste l’incarico di amministratore di sostegno e ha ritenuto integrati gli estremi del reato di peculato. All’imputato è stato contestato altresì il rifiuto di atti d’ufficio per la mancata presentazione dei rendiconti periodici necessari alla verifica della gestione del patrimonio.

Nel corso del processo la difesa aveva invocato il ne bis in idem, sostenendo che l’imputato fosse già sotto processo per fatti connessi. La Corte d'appello ha respinto tale eccezione, ritenendo che il procedimento in esame riguardi fatti e beni giuridici diversi rispetto all'altro processo, nel quale l'imputato è accusato di reati quali associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta e reati fiscali.

La condanna a 3 anni e 4 mesi è stata quindi confermata dal collegio perugino, che ha giudicato separati e autonomi i due filoni processuali.

Fonte: Raccontiamo Perugia

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