Perugia, confermata la condanna per atti osceni dal balcone: il centro storico è luogo frequentato da minori
La Corte d'appello rigetta la tesi difensiva e conferma un anno e mezzo di reclusione
La Corte d'appello di Perugia ha stabilito che gli atti di esibizionismo compiuti dal terrazzo di un'abitazione, alla vista di passanti minorenni, configurano il reato di atti osceni in luogo pubblico e non possono beneficiare della depenalizzazione prevista per alcuni casi meno gravi. Per questo motivo è stata confermata la pena di un anno e mezzo di reclusione nei confronti dell'imputato.
Secondo l'accusa, l'uomo si affacciava ripetutamente al balcone per compiere atti sessuali in pubblico e richiamare deliberatamente l'attenzione dei passanti. I giudici hanno ritenuto provato che fra le persone presenti c'erano ragazze e ragazzi in età scolastica che percorrevano abitualmente quella via per recarsi a scuola o per svago.
La difesa aveva sostenuto che la qualifica di «luogo abitualmente frequentato da minori» dovesse essere riservata a spazi strutturalmente destinati ai minori, come scuole, parchi gioco o oratori, o ad aree di necessaria frequentazione. La Corte d'appello ha invece rigettato questa interpretazione restrittiva.
Nella motivazione i giudici hanno adottato una lettura estensiva della norma, sottolineando che l'aggravante prevista dalla legge mira a tutelare la sfera psichica dei minori dall'esposizione a scene di natura sessuale esplicita. Per questo è sufficiente che un luogo sia abitualmente frequentato da ragazzi, anche se non è riservato o destinato strutturalmente a loro, come avviene per piazze, vie e luoghi di aggregazione del centro storico.
La sentenza conferma quindi la responsabilità penale dell'imputato e l'applicazione dell'aggravante connessa alla circostanza della presenza abituale di minorenni nel luogo in cui sono stati commessi i fatti.