Gazebo e locale interrato al centro di una controversia urbanistica a Gualdo Tadino
Il Tar Umbria riunisce due ricorsi: udienza fissata per il 1° dicembre
Una controversia edilizia tra una famiglia proprietaria di un immobile e il Comune di Gualdo Tadino è arrivata davanti al Tribunale amministrativo regionale dell'Umbria. Il collegio ha disposto la riunione di due procedimenti e ha fissato l'udienza per il prossimo 1° dicembre.
Al centro del contendere ci sono un gazebo in legno e un locale seminterrato in calcestruzzo. Il Comune ha emesso un'ordinanza di demolizione, intimando la rimozione delle opere entro novanta giorni, e ha respinto una richiesta di annullamento in autotutela avanzata dai ricorrenti.
Secondo l'ordinanza comunale il gazebo sarebbe stato ampliato rispetto al progetto approvato, passando da 20 a oltre 23 metri quadrati di superficie coperta. Il locale seminterrato è descritto come un manufatto in cemento armato di 11 metri quadrati, con all'interno un forno camino, realizzato senza titolo abilitativo.
I proprietari, assistiti dall'avvocato Marzio Vaccari, contestano la lettura del Comune e sostengono che si tratti di interventi distinti nel tempo e nella natura: il seminterrato sarebbe un'opera di contenimento del terreno eseguita negli anni 2000, mentre il gazebo risalirebbe al 2012 ed essere una pertinenza dell'abitazione. Il Comune è rappresentato dall'avvocato Luigina Matteucci.
La difesa ha segnalato, richiamando una relazione geologica, il rischio che la demolizione del locale interrato possa compromettere la stabilità del terreno e dell'edificio sovrastante. Per questo motivo i legali dei ricorrenti hanno chiesto l'applicazione dell'articolo 34 del Testo Unico dell'Edilizia, che prevede la sanzione pecuniaria in alternativa alla demolizione quando il ripristino risulti impossibile o eccessivamente gravoso.
A complicare la vicenda, la famiglia aveva già presentato due istanze di sanatoria per le stesse opere, entrambe respinte dal Comune; quei dinieghi sono oggetto di un ulteriore ricorso che verrà discusso insieme al procedimento principale. Il collegio ha motivato la decisione di riunire le cause con ragioni di "economia di mezzi processuali" e per consentire una valutazione complessiva delle questioni controverse.