Città di Castello, chiesta l’archiviazione per due medici dopo la morte di Sara Scarabicchi
La Procura di Perugia ritiene che le omissioni non abbiano inciso sull’esito fatale
La Procura della Repubblica di Perugia ha avanzato richiesta di archiviazione nei confronti di due medici coinvolti nella vicenda della morte di Sara Scarabicchi, 43 anni, deceduta dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso di Città di Castello. Il sostituto procuratore è Giampaolo Mocetti.
La donna si era presentata al pronto soccorso cittadino lo scorso novembre lamentando forti dolori addominali, nausea e disturbi intestinali. I medici la ritennero affetta da gastroenterite virale e la dimisero; due ore dopo la paziente ebbe un malore e, nonostante l’intervento del 118 e dell’elisoccorso Nibbio, morì sul posto.
L’autopsia, eseguita dalla dottoressa Donatella Fedeli su disposizione della Procura, ha rilevato una dissecazione/aneurisma aortico come causa del decesso. Secondo il referto, una semplice Tac avrebbe potuto identificare la grave patologia.
Tuttavia le consulenze disposte dall’autorità giudiziaria hanno concluso che, anche in presenza di una diagnosi corretta, la paziente non avrebbe avuto concrete possibilità di essere salvata. Gli accertamenti, il trasferimento all’ospedale di Perugia e la preparazione per un intervento chirurgico avrebbero richiesto tempi ritenuti incompatibili con le condizioni già disperate della donna, e l’operazione avrebbe comportato un rischio molto elevato.
Per questi motivi la Procura ha ritenuto che le omissioni o le negligenze contestate ai due sanitari non abbiano inciso sul tragico esito. I medici sono difesi dagli avvocati Cristina Zinci e Ubaldo Minelli.
I familiari avevano nei mesi scorsi nominato consulenti tecnici (tra cui Walter Patumi e Giuseppe Fortuni) e hanno annunciato la volontà di procedere per vie legali per chiarire le responsabilità. Gli stessi familiari, assistiti dagli avvocati Eugenio Zaganelli e Giacomo Bacchi, potranno opporsi alla richiesta di archiviazione quando il provvedimento sarà sottoposto all’esame del giudice.
Rimane inoltre aperta la possibilità di un’azione civile per il risarcimento del danno nei confronti dell’assicurazione dell’ospedale e dei medici coinvolti, come indicato dagli avvocati che seguono la famiglia.