Omicidio di Bala ‘Obi’ a Spoleto: la Procura impugna la condanna e chiede l’ergastolo
I pm contestano l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e le attenuanti concesse a Dmytro Shuryn
La Procura di Spoleto ha impugnato la condanna a 30 anni inflitta dalla Corte d’assise di Terni a Dmytro Shuryn, accusato dell’omicidio del collega bengalese Bala Sagor, soprannominato Obi, ucciso a Spoleto il 18 settembre 2025 e successivamente fatto a pezzi.
Nel ricorso i pubblici ministeri contestano in particolare l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, ritenuta decisiva dall’accusa: se riconosciuta, l’aggravante avrebbe potuto portare alla pena dell’ergastolo. Per questo la Procura chiede il massimo della pena, con la richiesta aggiuntiva di 18 mesi di isolamento diurno.
Secondo i magistrati spoletini, la morte non sarebbe avvenuta al culmine di una lite degenerata come sostenuto nella sentenza di primo grado, ma a seguito della reazione dell’imputato a una richiesta della vittima per ottenere la restituzione di un debito di circa 150 euro. Per la Procura, quel movente è sproporzionato e configura i futili motivi.
Nel ricorso viene inoltre criticata la valutazione dei giudici che avrebbero separato il momento della richiesta di denaro da quello della coltellata mortale: la Procura sostiene che la sequenza degli eventi non debba essere frammentata e che il movente rimanga lo stesso.
I pm contengono anche che non ci sia stata una vera colluttazione: Obi, secondo l’atto d’impugnazione, si sarebbe limitato a spingere due volte l’amico per richiamarne l’attenzione e ottenere la somma reclamata, mentre la reazione violenta sarebbe stata esclusivamente dell’imputato.
Vengono infine messe in discussione le attenuanti riconosciute nella sentenza — in particolare le difficoltà economiche e una presunta fragilità psicologica dell’imputato — definite dall’accusa come conseguenza delle sue scelte. I magistrati richiamano anche il comportamento tenuto dopo il delitto, con il sezionamento e l’occultamento del cadavere, per sostenere che quelle circostanze non giustificherebbero le attenuanti riconosciute in primo grado.
Il ricorso è firmato dal procuratore Claudio Cicchella e dalla sostituta Roberta Del Giudice. La vicenda proseguirà ora nelle fasi successive del processo d’appello.