Nazionale · 06 Agosto 2026

Permafrost e «virus zombie»: ritrovamenti in Siberia e le preoccupazioni della comunità scientifica

Studi hanno isolato megavirus capaci di infettare amebe; il caso dell'antrace del 2016 in Siberia mette in luce la persistenza di microrganismi nel ghiaccio

Permafrost e «virus zombie»: ritrovamenti in Siberia e le preoccupazioni della comunità scientifica

L'idea che antichi patogeni conservati nel ghiaccio possano riemergere non è soltanto fantasia da film: alcuni studi e ritrovamenti suggeriscono che si tratti di un'ipotesi scientificamente plausibile.

In lavori condotti in Francia, gruppi delle università di Marsiglia e Aix en Provence hanno isolato nel permafrost siberiano dei megavirus preistorici che si sono rivelati capaci di infettare organismi unicellulari come le amebe, ma non forme di vita più complesse.

Un episodio avvenuto nel 2016 in Siberia ha inoltre dimostrato la capacità di sopravvivenza di alcuni microrganismi: lo scongelamento della carcassa di una renna, morta decenni prima, liberò spore di antrace con conseguenze tragiche per la popolazione locale, inclusa la morte di un bambino.

Il permafrost, lo strato di terreno permanentemente congelato, può agire come una sorta di "banca del freddo" che intrappola nel tempo tracce del passato, compresi microrganismi. Con l'innalzamento delle temperature e l'assottigliamento del permafrost, questi materiali possono tornare alla luce.

I ricercatori hanno adottato il termine "virus zombie" per descrivere antichi patogeni sepolti nel freddo che resterebbero infettivi una volta usciti dallo stato di ibernazione. Dal passato della ricerca sul virus della cosiddetta influenza spagnola sono emerse sequenze di Dna e di Rna a testimonianza della possibilità di recuperare materiale virale da corpi congelati.

Sull'argomento l'epidemiologo Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha ricordato che le ricerche sui patogeni nei ghiacci "hanno avuto impulso quando si studiava l'influenza Spagnola. Si studiavano i corpi congelati delle persone morte per il virus, isolando il patogeno conservato dal ghiaccio. Ovviamente non è detto che il virus rimanga vitale o intatto - continua Rezza - nel caso della Spagnola furono trovate sequenze di Dna e di Rna. Anche nel caso del gruppo francesce che scoprì i megavirus in Siberia i patogeni risultarono in grado di infettare solo le amebe, non l'uomo. Dal punto di vista scentifico, però, non possiamo escludere del tutto che un virus ibernato possa in qualche misura tornare vitale, replicarsi, infettare animali o anche l'uomo".

Rezza ha aggiunto: "E' una possibilità. Quanto probabile nessuno lo sa, allo stato attuale delle conoscenze".

L'esperto ha inoltre osservato che, se dovesse riemergere un virus che già circola, come il morbillo, "non cambierebbe molto" rispetto alla situazione attuale. Ha portato l'esempio del vaiolo: "Per assurdo, se un virus zombie del vaiolo, oggi eradicato, riemergesse, saremmo ancora in grado di difenderci perché abbiamo i vaccini a disposizione".

Infine Rezza ha chiarito: "Non è ovviamente un allarme. Non possiamo dire: si scioglie il permafrost, allora l'umanità è in pericolo. Sarebbe irregionevole e irresponsabile. E' un'ipotesi da studiare, ma che non è campata in aria".

Fonte: Raccontiamo Città

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