Mattarella ha promulgato la nuova legge elettorale: il testo è pronto per la Gazzetta Ufficiale
La Camera aveva approvato il provvedimento in via definitiva; la riforma riporta il sistema a impostazione proporzionale e introduce un premio con soglia al 42%
Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha promulgato il 9 ottobre 2026 la legge elettorale approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati. La firma presidenziale segna la conclusione del percorso parlamentare, ma il testo non entra in vigore immediatamente: sarà necessaria la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, da quel momento, decorrerà la vacatio legis, di norma di quindici giorni salvo diversa indicazione nel provvedimento.
Il provvedimento, indicato dalla maggioranza come “Stabilicum” e ribattezzato dalle opposizioni “Melonellum”, abbandona i collegi uninominali e ripristina un impianto proporzionale per l'elezione di Camera e Senato. Prevede un premio di governabilità che scatta se una lista o una coalizione ottiene almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere: in quel caso vengono attribuiti 70 deputati e 35 senatori in più, nel rispetto dei tetti massimi di 220 seggi a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama.
Le soglie di sbarramento previste sono del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni. Il sistema consente agli elettori di esprimere preferenze, mentre i capilista resteranno bloccati. Le coalizioni saranno tenute a indicare il candidato premier prima del voto.
Sul piano giudiziario, opposizioni e alcuni costituzionalisti hanno già espresso dubbi sulla legittimità del premio di maggioranza; la Corte costituzionale potrà essere investita solo dopo l'entrata in vigore della legge, di norma all'interno di un giudizio concreto. Inoltre, una volta vigente il testo, la norma potrà essere oggetto di raccolta firme per un referendum abrogativo nei limiti e nei tempi previsti per le leggi elettorali.
La nuova normativa innalza anche le soglie di firme necessarie per presentare una lista: per i partiti non presenti in Parlamento le sottoscrizioni richieste salgono da 1.500 a 6.000 per ciascun collegio plurinominale, un onere che le opposizioni hanno quantificato in centinaia di migliaia di firme su scala nazionale. È prevista una deroga transitoria per i partiti che al 31 dicembre 2025 avevano un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere; per chi dispone soltanto di una componente nel gruppo Misto l'obbligo scende a 1.500 firme per collegio.
Sulla lettura politica, la maggioranza presenta la soglia più alta come uno strumento per contrastare le liste civetta, mentre i critici la considerano una barriera che rende più difficile l'ingresso in Parlamento di forze nuove. Sul calendario, la legislatura ordinaria scade nel 2027 e la legge si applicherà sia in caso di voto a scadenza sia in caso di elezioni anticipate; lo scioglimento delle Camere non è invece un effetto automatico della promulgazione, ma resta una decisione del Governo e del Presidente della Repubblica. Da qui in avanti il dibattito si concentrerà sulla pubblicazione del testo, sui possibili ricorsi e sulla fissazione della data delle urne.