Raffinerie e governo: valutazioni impianto per impianto per aumentare la produzione di carburanti
I ministri Urso e Pichetto Fratin hanno convocato i gestori delle 13 raffinerie italiane per verificare margini e prospettive, con richieste di tutela europea del settore
Al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è svolto un incontro fra il ministro Adolfo Urso, il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e i rappresentanti delle 13 raffinerie che operano in Italia (10 tradizionali, 2 bio e una, Livorno, in conversione al bio). L'obiettivo era esaminare la situazione della produzione nazionale di raffinati e valutare la possibilità di aumentarla mentre il prezzo dei carburanti sale in tutto il mondo.
Il settore della raffinazione verificherà i margini per ulteriori incrementi tecnicamente realizzabili: valutazione impianto per impianto, tenendo conto delle caratteristiche operative dei singoli siti e del quadro ambientale e normativo.
Arrivando al Mimit, il ministro Pichetto Fratin ha dichiarato: "Aspettiamo la ricognizione dello stato della situazione. Noi siamo un Paese che ha ancora le raffinerie e una produzione sufficiente a livello nazionale, tolte alcune specialità tipo il jet fuel. Ma è chiaro che quello che viene raffinato va anche all'esterno: dobbiamo farci un'idea di questo quadro".
Secondo quanto si apprende, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso avrebbe detto: “Con il tavolo di oggi dobbiamo individuare insieme cosa fare da subito, in Europa e in Italia, per aumentare la produzione nazionale, soprattutto per quanto riguarda i carburanti come il jet fuel, su cui si stanno manifestando le maggiori criticità”. In merito alla tenuta delle raffinerie Urso ha aggiunto che "in questi anni abbiamo preservato le nostre raffinerie, mentre in Europa continuavano a chiuderle, come dimostra quanto fatto per l’Isab di Priolo e in occasione dei passaggi di proprietà di Saras e IP. Ora è necessario fronteggiare l’emergenza.Dobbiamo farlo subito, indicando all’Europa la strada giusta: le raffinerie sono un settore strategico".
Alla riunione sono stati invitati a partecipare l'Unem (Unione Energie per la Mobilità) e i rappresentanti delle società Sonatrach, Socar-IP, Iplom, KPI, Alma Petroli, Ludoil/Isab, Eni, Saras e Innovhub.
Al termine dell'incontro Pichetto Fratin ha sottolineato: "Per aumentare la produzione delle raffinerie si può fare qualche sforzo e c'è una disponibilità alle verifiche rispetto a questo, ma gli aumenti di produzione si fanno mettendo mano agli impianti e per farlo ci vogliono anni".
Gianni Murano, presidente dell'Unem, ha richiamato la necessità di considerare la raffinazione come comparto strategico europeo: "Bisogna inserire la raffinazione europea in un comparto di settore strategico che va tutelato, vanno quindi evitate chiusure che poi possono comportare mancanza di prodotto. Questo deve essere fatto con un regolamento europeo, che oggi non c'è. Anzi è il contrario, nel senso che quello che si si prevede, o che si è previsto fino a ieri, è che le raffinerie si potevano chiudere, tanto saremmo andati tutti con le vetture elettriche. Purtroppo non è così".
Per Murano "bisogna uscire da un consesso emergenziale e far diventare la raffinazione un settore strategico europeo che serve oggi, che serve domani, ma che servirà anche dopo domani" e ha indicato la necessità di individuare regole e misure che permettano alle raffinerie di operare anche quando i margini non sono elevati, proteggendo la domanda europea.