Estate 2026: l'Europa occidentale registra la stagione più calda di sempre, Copernicus parla di 21,7°C
Superato il record del 2003; mari record, fiumi ai minimi e incendi estesi hanno aggravato crisi idrica, energetica e della qualità dell'aria
Il programma europeo Copernicus ha rilevato che l'Europa occidentale ha vissuto l'estate più calda di sempre, superando il precedente primato del 2003. La temperatura media della stagione ha raggiunto i 21,7 gradi centigradi, cioè 2,5 gradi oltre la media del trentennio 1991-2020.
La persistenza e l'estensione del caldo sono state particolarmente significative: anomalie termiche sono emerse già dalla fine di maggio e si sono protratte per tutto settembre. La stagione è risultata la terza più calda per l'intero continente, dal Portogallo all'Ucraina e dalla Grecia alla Svezia.
Copernicus segnala che nel 2026 ci sono stati 17 giorni in cui oltre il 60% del territorio ha superato la soglia dei 30°C, rispetto agli 11 giorni del 2003 e ai 7 del 2025. Il caldo ha determinato inoltre 41 giorni record di forte stress termico, cinque in più rispetto all'estate del 2003.
Anche i mari europei, in particolare lungo gran parte della costa atlantica e nel Mediterraneo occidentale e centrale, hanno fatto registrare temperature superficiali da record, con ondate di calore marino prolungate. Le acque più calde hanno limitato il raffreddamento notturno delle coste e aumentato l'umidità, aggravando la sensazione di afa.
Sulla terraferma, le scarse precipitazioni hanno portato i principali bacini idrici a livelli molto bassi. Fiumi cruciali per economia ed ecosistemi come il Reno, il Danubio, il Po, la Loira, il Rodano e la Senna hanno toccato le portate estive più basse dagli inizi delle misurazioni nel 1992. La siccità ha complicato il trasporto merci, creato problemi alle catene di approvvigionamento e gravato sull'irrigazione agricola, sulla disponibilità di acqua dolce e sulla produzione di energia idroelettrica; in alcuni Paesi ha anche compromesso il raffreddamento dei reattori nucleari.
La combinazione di calore estremo e suoli aridi ha alimentato una stagione di incendi boschivi drammatica: al 2 settembre l'area andata in fumo nell'Unione europea risultava quasi il doppio rispetto alla media del periodo 2006-2025, con focolai estesi soprattutto in Francia e in Spagna. Le emissioni rilevate dai satelliti si sono collocate tra le dieci più elevate dal 2003, esponendo milioni di cittadini a livelli di inquinamento atmosferico pericolosi.
"Nel 2026 l'Europa ha vissuto un'estate caratterizzata da fenomeni climatici estremi che si sono sommati tra loro — commenta Samantha Burgess, climatologa e responsabile strategica per il clima presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine — Stress termico da record e condizioni di secco diffuse, flussi dei fiumi eccezionalmente bassi e mari insolitamente caldi si sono verificati contemporaneamente in gran parte del continente. Le conseguenze sono andate ben oltre i record di temperatura, influenzando la disponibilità idrica, i sistemi energetici, i trasporti, gli ecosistemi e la salute umana".