Nazionale · 01 Ottobre 2026

Ecomafia 2026: nel 2025 meno reati penali ma aumentano gli illeciti amministrativi; business illegale a 11,5 miliardi

Il rapporto di Legambiente registra 35.735 reati ambientali accertati nel 2025, 113.630 violazioni totali e dieci proposte al governo per rafforzare lotta e controlli

Nel 2025 i reati ambientali accertati in Italia sono stati 35.735, in calo del 12% rispetto al 2024, a fronte di 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%). Gli illeciti amministrativi sono però cresciuti a 77.895 (+11,4%), per un totale di violazioni accertate di 113.630, pari a una media di circa 13 ogni ora. I dati sono contenuti nel rapporto Legambiente 'Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia'.

Il giro d'affari delle ecomafie è stimato a 11,5 miliardi di euro, in aumento di 2,2 miliardi rispetto al 2024. Dal 1995 ad oggi sono stati censiti 393 clan. Le regioni con il maggior numero di illeciti ambientali sono Campania, Sicilia, Puglia e Calabria.

Per tipologia di reato, il primato spetta alla gestione illecita dei rifiuti con 10.914 casi. Seguono i reati legati al cemento (abusivismo edilizio, violazioni urbanistiche, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici) con 8.034 reati, in calo del 41%, e i reati contro gli animali con 6.930 casi (-4%). Sono aumentati gli incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%) e gli incendi boschivi e di vegetazione (3.586, +10,7%), con oltre 90.000 ettari andati in fumo.

I reati contro il patrimonio culturale sono diminuiti a 2.276 casi (-23%) e i controlli su questo fronte sono scesi dell'8,5%, ma sono invece aumentati gli arresti per traffici di opere d'arte e reperti archeologici: 34 arresti nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024.

Nella filiera agroalimentare si rileva un'impennata dell'illegalità: 67.677 reati e illeciti amministrativi, +46% rispetto al 2024, con un valore economico di sequestri e sanzioni aumentato del 109,1% a 968 milioni di euro.

Tra il 1 maggio 2025 e il 30 aprile 2026 sono state censite 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale.

Legambiente propone dieci misure indirizzate al governo Meloni per rafforzare norme e controlli. Tra le richieste: completare il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla Direttiva europea per la tutela penale dell'ambiente (uccisione e commercio di specie selvatiche protette; saccheggio delle acque superficiali o sotterranee; commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione; produzione e commercio illegale di F-gas); estendere il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti (art. 452 bis) ai fitofarmaci illegali; approvare un Piano nazionale di lotta all'abusivismo con risorse per abbattimenti e modificare l'art.10-bis della legge 120/2020 per estendere il potere sostitutivo delle Prefetture sulle demolizioni non eseguite dai Comuni.

Altre proposte includono l'approvazione dei decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale, la revisione del meccanismo del subappalto "a cascata", la reintroduzione del reato di abuso d'ufficio come previsto dalla nuova Direttiva europea contro la corruzione per contrastare l'illegalità negli appalti, e l'estensione e l'aggravamento delle pene per gli incendi di vegetazione.

Nella classifica regionale delle illegalità ambientali la Campania è al primo posto con 5.636 reati (15,8% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia (3.726, 10,4%), dalla Puglia (3.601) e dalla Calabria (2.862). Il Lazio è la prima regione del Centro con 2.358 reati; la Sardegna registra 2.240 reati e 6.067 illeciti amministrativi, superando la Toscana (2.123).

Al Nord la Liguria sale all'ottavo posto con 1.863 reati, superando la Lombardia (1.822); l'Emilia-Romagna è decima con 1.434 reati. A livello provinciale Napoli guida la classifica con 2.512 reati (+8,6%), seguita da Salerno (1.472, +11,4%) e Palermo (1.235, +59,6%). Roma è stabile al quarto posto con 1.113 reati. Completano la top ten Cosenza (1.092), Bari (985), Genova (963), Lecce (847), Foggia (838) e Ancona (671).

Nella classifica per le inchieste sulla corruzione green la Campania è prima con 15 indagini, seguita da Sicilia (13), Lombardia (9), Puglia (7), Lazio (6), Calabria (5) e Piemonte (4). Per quanto riguarda gli arresti, la Sicilia è in testa con 96, seguita da Campania (85), Puglia (53) e Lombardia (32). Secondo il rapporto il Mezzogiorno è l'area più colpita, con 27 inchieste.

Fonte: Raccontiamo Città

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